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Inquinamento luminoso: in Francia il cielo notturno torna più buio, in Italia continua a schiarirsi

Al 10° Chianti Topics “Solo stelle nel cielo”, ospitato dal 7 al 9 ottobre 2026 all’Osservatorio Polifunzionale del Chianti dell’Università di Firenze, il confronto più netto è stato quello fra Francia e Italia: oltralpe la luce artificiale notturna cala da anni, da noi aumenta. A raccontarlo è Albino Carbognani, ricercatore INAF-OAS, nel resoconto pubblicato il 21 ottobre sul suo blog Asteroidi e Dintorni.

Cosa è emerso al convegno

Il punto di partenza è visivo. Carbognani mette a confronto due mappe del Light Pollution Atlas, una del 2016 e una del 2024: in Francia si allargano le aree più scure, mentre in Italia, scrive, non restano più zone blu e l’intera penisola appare coperta da una cappa luminosa continua.

La geografia pesa: l’Italia ha circa 200 abitanti per km² contro i 127 della Francia, e la Pianura Padana è un continuum urbano senza interruzioni, mentre la francese “Diagonale du Vide” separa le metropoli con ampie fasce poco abitate. Secondo Carbognani, però, non basta: la Spagna, meno densa di entrambe, ha cieli in peggioramento. A fare la differenza sono le scelte politiche.

I dati ufficiali francesi confermano il quadro. Il servizio statistico del ministero della Transizione ecologica (SDES) stima che fra il 2014 e il 2023 la quota di territorio metropolitano esposta a un forte inquinamento luminoso in piena notte sia scesa del 19%. Resta comunque al 72% della superficie. Nel 2025 il 35% dei comuni della Francia metropolitana spegneva completamente l’illuminazione pubblica in piena notte. La pratica riguarda soprattutto i centri piccoli: più della metà dei comuni fra 1.000 e 5.000 abitanti contro il 23% delle città sopra i 40.000. Su base modellistica, lo studio di Buhler e collaboratori, pubblicato sul Journal of Quantitative Spectroscopy and Radiative Transfer, stima un calo del 23% dell’illuminamento artificiale al suolo nelle ore centrali della notte fra il periodo 2013-2018 e il 2019-2024. Il modello usa i dati VIIRS, calibrati con sei anni di misure al suolo in 139 siti. Anche lo studio su Nature dell’aprile 2026 trova la Francia in controtendenza: -33% di emissioni luminose fra il 2014 e il 2022, contro un +16% globale.

Regole francesi e scelte italiane

Il cardine della normativa francese è l’arrêté del 27 dicembre 2018 sulla prevenzione delle “nuisances lumineuses”. Fissa tre gruppi di vincoli:

Temperatura di colore – non oltre 3000 K per l’illuminazione esterna interessata dal decreto.

Emissione verso l’alto – quota di flusso sopra l’orizzonte inferiore all’1% in condizioni nominali e al 4% sull’apparecchio installato.

Densità di flusso installato – limiti di 35 lumen/m² nei centri abitati e 25 lumen/m² fuori.

Vetrine, facciate e illuminazione del patrimonio vanno spente entro l’1:00. Per i lampioni stradali, invece, non c’è un obbligo nazionale di spegnimento: decidono i comuni, che in gran numero hanno scelto di spegnere nelle ore centrali della notte.

Per l’Italia, Carbognani ricorda che manca una legge quadro nazionale e che la materia è affidata a leggi regionali molto disomogenee per efficacia, controlli e sanzioni. La conversione ai LED, tra le più rapide in Europa, ha abbassato i costi di esercizio. Secondo l’autore, però, ha spinto molti comuni ad aggiungere punti luce o ad alzare l’intensità, spesso con sorgenti a 4000 K ricche di blu. Lo spegnimento notturno incontra forti resistenze per ragioni di sicurezza percepita: al massimo si applica una riduzione del flusso di circa il 30% dopo la mezzanotte.

Il resoconto mostra anche l’andamento annuale della brillanza del cielo per Haute-Provence e Pic du Midi da un lato, Loiano e Cima Ekar ad Asiago dall’altro. I valori sono tratti dalla piattaforma Light Pollution Map. Il valore in mag/arcsec² cresce per i siti francesi (cielo più scuro) e cala per quelli italiani. C’è poi una misura diretta. Nella notte fra il 14 e il 15 ottobre 2026, con cielo sereno e senza Luna, la stazione SQM-LE di Loiano non ha mai superato 20,74 mag/arcsec². La stazione fa parte della rete europea DARKERSKY4CE.

Cosa significa per noi astrofotografi

Serve una cautela metodologica, segnalata dallo stesso Carbognani. I satelliti con sensore VIIRS passano intorno all’1:30 locale e quindi non vedono la prima serata. Quell’orario premia la Francia, dove molti coprifuoco scattano all’1:00. Lo conferma indirettamente lo SDES: alle estremità della notte la quota di territorio francese esposta sale all’80%. Inoltre, come ha spiegato a Space.com uno degli autori dello studio su Nature, il sensore VIIRS è poco sensibile alla luce bluastra dei LED. Ne deduciamo che la crescita italiana, trainata proprio da LED a 4000 K, potrebbe essere sottostimata dai dati satellitari, non sovrastimata.

Sul piano pratico, un fondo cielo fermo a 20,74 mag/arcsec² nella notte migliore significa più rumore di fondo, integrazioni più lunghe a parità di rapporto segnale/rumore e gradienti più marcati. Uno skyglow ricco di blu, con lo spettro continuo dei LED, rende inoltre meno efficaci i filtri anti-inquinamento a banda larga, pensati per le righe del sodio e del mercurio. I filtri a banda stretta e dual-band reggono meglio, ma solo sugli oggetti in emissione.

In prospettiva, le serie al suolo della rete DARKERSKY4CE potranno colmare il buco della prima serata lasciato dai satelliti. Per chi riprende abitualmente dagli stessi siti, registrare i valori SQM a ogni sessione diventa un contributo concreto alla documentazione del fenomeno.

Fonti

Albino Carbognani, “Ridurre l’inquinamento luminoso? Si può fare e in Francia ci sono riusciti”, Asteroidi e Dintorni, 21 ottobre 2026

SDES – Ministère de la Transition écologique, “La pollution lumineuse en France en 2023”

Buhler et al., “Multi-faceted light pollution modelling and its application to the decline of artificial illuminance in France”, JQSRT (arXiv:2510.02977)

Ministère de la Transition écologique, “Arrêté du 27 décembre 2018 relatif à la prévention, à la réduction et à la limitation des nuisances lumineuses”

Ruhr-Universität Bochum, “Paper on nighttime lights published in Nature”, 9 aprile 2026

Space.com, “Light pollution has brightened Earth by 16% since 2014, satellites find”

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