Inquinamento luminoso, CieloBuio aggiorna la mappa delle leggi regionali: 12 Regioni e 2 Province protette, Calabria e Sicilia ancora senza norme
A ventotto anni dall’inizio della sua attività, CieloBuio ha pubblicato il 16 ottobre, con un aggiornamento il 18, una ricognizione della copertura normativa italiana contro l’inquinamento luminoso. Il quadro resta a macchia di leopardo e l’associazione chiede a cittadini, tecnici e astrofili di attivarsi Regione per Regione.
Cosa dice la ricognizione di CieloBuio
In Italia manca una legge nazionale sull’inquinamento luminoso: la tutela del cielo notturno è affidata per intero alle leggi delle Regioni e delle Province autonome. È da questa premessa che parte la nuova sintesi di CieloBuio, il coordinamento per la protezione del cielo notturno nato nel 1997 in Lombardia, che ha suddiviso il territorio in quattro fasce rappresentate su una mappa a colori.
La fascia migliore comprende 12 Regioni più le Province autonome di Trento e Bolzano, dove secondo l’associazione sono in vigore leggi moderne ed efficaci. L’elenco è esplicito nella scheda di presentazione di CieloBuio: oltre alla Lombardia, che con la L.R. 17/2000 ha fatto da apripista, il modello è stato adottato da Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria e Veneto. È, osserva l’associazione, la porzione più estesa del Paese.
Nella seconda fascia ci sono Toscana, Lazio e Campania, dove le leggi consentono emissioni verso l’alto variabili a seconda dei casi. Per Toscana e Campania CieloBuio sottolinea che le regole sono datate e non tengono il passo con la diffusione dei LED. Va notato che il giudizio di obsolescenza, nel testo dell’associazione, riguarda esplicitamente queste due Regioni e non il Lazio.
La terza fascia riguarda Valle d’Aosta e Basilicata. Qui le leggi esistono, ma rinviano alla norma tecnica UNI 10819 del 1999: con la revisione del 2021 quel rinvio ha perso efficacia e, secondo CieloBuio, i due testi vanno riscritti. Nell’ultima fascia restano Calabria e Sicilia, prive di una legge specifica sul cielo notturno. Per la Sicilia l’associazione ricorda la L.R. 4/2005 sul risparmio energetico, che però non affronta in modo diretto l’inquinamento luminoso.
Dettagli tecnici: il limite di 0,49 cd/klm e il nodo UNI 10819
Lo spartiacque fra la prima fascia e le altre è un parametro fotometrico preciso: un’intensità luminosa massima non superiore a 0,49 candele per 1000 lumen di flusso emesso, per angoli gamma di 90° e oltre. Lo ritroviamo alla lettera nei testi normativi, per esempio nella L.P. 16/2007 della Provincia di Trento e nel regolamento attuativo della L.R. lombarda 31/2015, la legge che ha sostituito la 17/2000. CieloBuio interpreta questo valore come obbligo di emissione nulla sopra l’orizzonte e, in un recente approfondimento sui sistemi a luce radente, ha ribadito che per gli apparecchi di illuminazione pubblica non esistono deroghe. La Puglia, nella L.R. 15/2005, scrive direttamente 0 cd per 1000 lm: a nostro avviso la soglia di 0,49 va letta come la tolleranza di arrotondamento di quello stesso zero.
Il caso della UNI 10819 è più sottile. L’edizione del 1999 fissava i “requisiti” per limitare la dispersione verso l’alto del flusso luminoso ed è oggi classificata come superata. La versione del 2021, entrata in vigore a marzo di quell’anno secondo Arpa Veneto, che ha contribuito a redigerla, definisce invece grandezze illuminotecniche e procedure di calcolo, presentate come strumenti per verificare la conformità a eventuali requisiti di legge. La nostra lettura è che il passaggio da norma prescrittiva a norma di metodo lasci senza una soglia numerica le leggi che si limitavano a rinviarvi: è il meccanismo che spiega perché CieloBuio consideri inefficaci i testi di Valle d’Aosta e Basilicata.
Impatto per gli astrofotografi
Per noi astrofotografi la questione è tutt’altro che burocratica. La luce emessa a 90° e oltre è quella che attraversa lo strato d’atmosfera più spesso e, come ricorda CieloBuio, può diffondersi fino a circa 200 km di distanza. È il contributo che solleva il fondo cielo verso l’orizzonte e che ritroviamo nei gradienti da correggere in elaborazione. Ne deriva, ed è una nostra considerazione, che un buon limite in una Regione non basta a proteggere un sito vicino al confine se oltre il confine amministrativo valgono regole più permissive.
La mappa ha anche una ricaduta pratica nella scelta dei siti osservativi. Un cielo buio oggi non è necessariamente un cielo protetto domani: dove manca una legge, o dove la legge è stata svuotata dalla revisione della norma tecnica, nuovi impianti o la sostituzione massiva con LED mal schermati possono degradare un sito senza che esista uno strumento giuridico efficace per opporsi. Anche questa è una nostra valutazione, che pesa soprattutto per le Regioni della terza e della quarta fascia.
CieloBuio cerca ora persone sul territorio, cioè cittadini, tecnici, astrofili e amministratori, disposte a contribuire all’aggiornamento delle leggi superate e alla stesura di quelle mancanti: basta scrivere a info@cielobuio.org indicando nell’oggetto la Regione, il nome e il cognome. Per i gruppi astrofili di Toscana, Campania, Valle d’Aosta, Basilicata, Calabria e Sicilia è un invito diretto, e i prossimi mesi diranno se la mappa a quattro colori potrà finalmente semplificarsi.
Fonti
CieloBuio – CieloBuio in 60 secondi
Provincia autonoma di Trento – L.P. 3 ottobre 2007, n. 16 (testo su Edizioni Europee)
ANCI Lombardia – Regolamento per l’applicazione della L.R. 5 ottobre 2015, n. 31
Regione Puglia – L.R. 23 novembre 2005, n. 15 (testo su Campo Catino Observatory)
Certifico – Scheda UNI 10819:2021
SAI Global – Scheda UNI 10819:1999 (superseded)
PuntoSicuro – La nuova norma UNI 10819 sull’inquinamento luminoso (contributo Arpa Veneto)
