Astronomy Magazine annuncia i vincitori dell’Astrophotography Contest 2026: il grand prize va al resto di supernova SNR G110.3+11.3 in Cefeo
Dopo 13 anni torna il concorso fotografico della rivista americana: oltre 1.400 immagini in gara, quasi 30 ore di integrazione per l’immagine vincitrice e tre categorie pensate per abbassare la soglia d’ingresso, compresa una in cui il telescopio non serve affatto.
Cosa è successo
Il 23 ottobre 2026 Astronomy Magazine ha pubblicato i risultati del suo Astrophotography Contest, presentato da Celestron. Si tratta del primo concorso fotografico organizzato dalla rivista dopo 13 anni di pausa e, secondo quanto riporta la redazione, la partecipazione è stata ampia: più di 1.400 immagini arrivate da tutto il mondo, dal profondo cielo ai pianeti, dal Sole ai paesaggi notturni.
La selezione è stata fatta dagli editor della rivista insieme a una giuria di ospiti: i contributing editor Tony Hallas, Molly Wakeling e Michael Bakich, l’imager planetario Damian Peach e l’editor emerito Dave Eicher. Il verdetto comprende un grand prize, otto vincitori di categoria e 22 menzioni. Le didascalie complete e i profili dei fotografi usciranno sul numero di dicembre 2026 della rivista.
Il premio assoluto, un astrografo Celestron RASA 8, va a “The Dementors of Cepheus” di Julien De Winter, Landon Boehm e Brian Diaz. Il titolo gioca sui Dissennatori di Harry Potter: due sagome scure e allungate che sembrano sorvegliare i filamenti di gas al centro del campo, ovvero il resto di supernova catalogato come SNR G110.3+11.3. Astronomy riporta che i giudici hanno elogiato la composizione e in particolare la resa della profondità, quella sensazione tridimensionale che Wakeling considera il segno di un’astrofotografia riuscita.
Dettagli tecnici dell’immagine vincitrice
I dati di ripresa pubblicati dalla rivista sono quelli di un progetto impegnativo, distribuito fra novembre 2025 e gennaio 2026 presso Starfront Observatories, a Rockwood in Texas. Lo strumento è un astrografo Takahashi Epsilon-180ED a f/2.8, abbinato a due camere ZWO, la ASI6200MC Pro a colori e la ASI6200MM Pro monocromatica. L’integrazione totale è di 29,6 ore: 19 ore e tre quarti in banda larga e 9,8 ore in H-alfa con filtro Antlia da 3 nm.
Lo schema che se ne ricava è quello, ormai diffuso, di una base RGB a colori arricchita da un canale H-alfa a banda stretta per far emergere i filamenti del resto. È plausibile che la camera monocromatica sia stata dedicata alla banda stretta e quella a colori alla banda larga, ma la rivista non specifica la ripartizione. Va notato anche che un filtro da 3 nm su un sistema così veloce richiede un filtro progettato per fasci molto aperti, perché a f/2.8 la banda passante tende a spostarsi verso il blu: è uno dei dettagli che separano un buon risultato da uno mediocre su soggetti tanto deboli.
Il soggetto stesso è poco battuto. Nel catalogo dei resti di supernova galattici curato da Dave Green all’Università di Cambridge, G110.3+11.3 compare fra gli oggetti possibili o probabili, non fra quelli confermati: è stato proposto da Bally e Reipurth nel 2001 sulla base dei filamenti ottici, ed è associato a una cavità in idrogeno neutro e CO e a un eccesso di emissione X molle. Nella descrizione pubblicata su AstroBin gli autori lo collocano a circa 1.300 anni luce e identificano le due sagome scure come LBN 528 e LBN 532.
Impatto per gli astrofotografi
L’aspetto più interessante del concorso, per noi, sta nelle categorie. Accanto alle classiche Deep Sky in banda larga e in banda stretta, Sistema Solare, Sole e Nightscapes, la rivista ne ha introdotte tre esplicitamente rivolte a chi entra adesso nel settore. La categoria Smartscopes, secondo il regolamento ufficiale, è riservata ai telescopi intelligenti e ai dispositivi all-in-one come Origin, Seestar, Unistellar e Vaonis: lo stacking e l’elaborazione interni al dispositivo fanno parte dell’immagine in gara, mentre l’eventuale post-produzione esterna è ammessa solo se dichiarata. Ha vinto Nathanael Martin con la Nebulosa Angelo, NGC 2170.
La categoria Newcomer era aperta ai ragazzi fra i 13 e i 17 anni e a chiunque avesse meno di due anni di esperienza, e se l’è aggiudicata Andy Garrett con la Nebulosa Rosetta. La terza novità è la categoria Processing, sponsorizzata da Telescope Live: tutti i partecipanti hanno lavorato sullo stesso dataset gratuito, senza alcuna strumentazione propria, e già al lancio del concorso la rivista indicava un software libero come Siril come sufficiente per competere. Il primo posto è andato a Marius Dinga con RCW 38.
Dal nostro punto di vista la categoria Processing è la più significativa: a parità di dati grezzi la classifica misura soltanto la qualità dell’elaborazione, cosa che nelle categorie tradizionali resta sempre intrecciata con la qualità del cielo e dello strumento. La categoria Smartscopes, invece, prende atto che gli smart telescope sono diventati un segmento a sé e offre a chi li usa un confronto alla pari, invece di metterlo in competizione diretta con setup da decine di migliaia di euro.
Se il concorso diventerà un appuntamento regolare, la categoria Processing sarà un’occasione concreta anche per chi lavora sotto cieli inquinati o non ha ancora un setup completo: basta scaricare il dataset e mettersi alla prova. Il numero di dicembre di Astronomy, con didascalie e dati tecnici di tutti i vincitori, permetterà di capire meglio quali flussi di lavoro hanno fatto la differenza.
Fonti
Astronomy Magazine – Astrophotography Contest, Official Rules
AstroBin – The Dementors of Cepheus (LBN 528 & LBN 532), Wardens of a Dead Star (SNR G110.3+11.3)
