M31

SN 2026aaiv a ridosso del nucleo di NGC 7331: la seconda Ia in quattordici mesi

La supernova scoperta da ATLAS il 1° settembre 2026 non è il bersaglio comodo che le prime segnalazioni lasciavano intendere: cade a una trentina di secondi d’arco dal centro di NGC 7331, dentro il gradiente del bulge. È la seconda Ia nella stessa galassia in poco più di un anno, e questo apre una possibilità di confronto che vale la pena sfruttare.

Dove si trova davvero

Il Transient Name Server registra la scoperta il 1° settembre alle 11:23:32 UT da parte di ATLAS, a magnitudine 17.325 in banda orange. L’ultima non-detection risale al 31 agosto alle 12:00 UT con limite 18.87: l’esplosione è stata intercettata entro le ventiquattro ore, il che spiega perché i primi spettri arrivino già con l’oggetto a dieci giorni dal massimo.

Le coordinate aggiornate sono 22:37:05.628 +34:24:35.19. Confrontandole con il centro di NGC 7331 la separazione risulta di circa 28 secondi d’arco, verso sud-est: la supernova è proiettata sulla regione interna luminosa, non sulla periferia del disco. Gli Astrofili Fiorentini lo dicono senza giri di parole nel loro resoconto spettroscopico, parlando di un oggetto “immerso nel chiarore della sua galassia”. Chi ha seguito le discussioni sui forum britannici e italiani è arrivato alla stessa conclusione confrontandola con la supernova dell’anno scorso, che cadeva più esternamente.

La salita è stata rapida ma non esplosiva come qualcuno ha riferito: la fotometria raccolta da David Bishop su Rochester Astronomy dà 13.9 V il 4 settembre, 13.6 il 7, 13.4 l’8, poi 12.2 il 9 e 12.0 il 10. Fra il 12 e il 14 i valori oscillano tra 11.6 e 12.5 a seconda dell’osservatore e del filtro, con una dispersione che da sola racconta quanto sia scomoda la misura su quel fondo.

Cosa cambia in ripresa e in fotometria

Una sorgente puntiforme a 28 secondi d’arco dal nucleo cade dove il profilo di brillanza della galassia è ripido. Per chi fotografa il problema non è il segnale della supernova, che a magnitudine 12 è abbondante anche su piccole aperture: è il contrasto locale. Uno stretching aggressivo, quello che di solito serve a tirare fuori i bracci esterni e le “pulci” NGC 7335-7340, satura la zona centrale e nasconde proprio il punto interessante. Conviene trattare separatamente il core, o lavorare con curve che comprimano poco le alte luci.

Per la fotometria la questione è più seria: l’apertura di misura raccoglie inevitabilmente un contributo di bulge che varia con il seeing e con la messa a fuoco, e l’anello di cielo va scelto dove il gradiente galattico è ancora rappresentativo del fondo sotto la stella. A questo si aggiunge un dettaglio riportato dal Supernova Alliance sul TNS: lo spettro ANU del 3 settembre mostra un assorbimento del sodio che indica un arrossamento tutt’altro che trascurabile. Chi lavora in banda larga o con camere a colori dovrebbe tenerne conto prima di interpretare l’indice di colore.

Restando sul piano pratico, l’oggetto rimane alla portata di strumentazione modesta: ci sono riprese riuscite con uno ZWO Seestar S50 e circa due ore di pose da dieci secondi, e con un rifrattore da 91 mm. Il limite non è la raccolta di luce, è la separazione dal fondo.

Due Ia nella stessa galassia in quattordici mesi

NGC 7331 aveva già ospitato SN 2025rbs nel luglio 2025, anch’essa di Tipo Ia e, secondo l’archivio di Rochester Astronomy, la supernova più brillante di quell’anno. Due eventi della stessa classe nello stesso campo a poco più di dodici mesi di distanza sono un’occasione poco comune.

Alessandro Ravagnin l’ha sfruttata nel modo più diretto: con lo stesso Celestron C11 EdgeHD usato nel 2025 ha ripreso il campo il 15 settembre e ha composto le due immagini, mostrando le posizioni delle due esplosioni ai lati opposti del nucleo. Nel confronto RGB SN 2026aaiv appare nettamente più azzurra della precedente, coerentemente con il forte contributo nella parte blu dello spettro.

Anche la spettroscopia amatoriale ha seguito l’evento passo passo. Nella notte del 4 settembre Nico Montigiani e Massimiliano Mannucci hanno ottenuto all’Osservatorio “Margherita Hack” (MPC A57) uno spettro con Alpy 600 su un Celestron da 14 pollici, tredici pose da dieci minuti, intervallo 4045-7256 Å: il minimo del silicio ionizzato a 6355 Å cade intorno a 6080 Å, da cui una velocità di espansione di 13.500 ± 500 km/s, valore che gli stessi autori segnalano come superiore a quello tipico di una Ia al massimo. Undici giorni dopo, lo spettro di Ravagnin restituisce un ordine di grandezza di 11.000 km/s. La classificazione come Ia era arrivata già il 2 settembre da Claudio Balcon a Belluno, e il report di Konkoly sullo spettro del 3 settembre la collocava ad almeno dieci giorni dal massimo di luce.

Per chi ha immagini di NGC 7331 in archivio, questo è il momento di riallinearle: due epoche pre-esplosione e due supernovae nello stesso campo permettono una fotometria differenziale pulita e un controllo diretto su come cambia il colore di una Ia fra fase pre-massimo e declino. Un approfondimento sulla ripresa da Ferrara è disponibile nell’articolo dedicato su questo sito, SN2026aaiv: una nana bianca che esplode nella gemella della Via Lattea, vista da Ferrara.

Fonti

Transient Name Server – SN 2026aaiv
Unione Astrofili Italiani – Supernova in NGC 7331: SN 2026aaiv, lo spettro
Associazione Astrofili Fiorentini – Supernova 2026aaiv, lo spettro di una nana bianca esplosa in NGC 7331
Rochester Astronomy – Supernova 2026aaiv in NGC 7331
Astro T-Rex – Another one (SN in NGC 7331)
British Astronomical Association – New supernova SN 2026aaiv in NGC 7331

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *