HMK 1: tre astrofotografi amatoriali scoprono una nuova nebulosa planetaria nel Cigno
Il catalogo PlanetaryNebulae.net ha classificato come nebulosa planetaria vera HMK 1, la “Blue Gumdrop Nebula” individuata da Hunter Outten, Kaleb Jordan e Michael Ales nei dati OIII di un progetto da oltre 219 ore dedicato ad AMU 1. Il 12 ottobre QHYCCD ha raccontato sul proprio blog il contributo della sua miniCAM8M, che ha fornito una parte dei dati.
Cosa è stato scoperto
Il punto di partenza era un altro oggetto: AMU 1 (PN G075.9+11.6), una nebulosa planetaria bipolare molto debole nel Cigno, individuata nel 2013 da un gruppo guidato da Alba Aller durante lo studio di una stella subnana calda nel campo del telescopio Kepler, come documentato nel lavoro pubblicato su arXiv. Secondo la descrizione pubblicata dagli autori su AstroBin, durante la lunga integrazione su AMU 1 è comparsa nel canale OIII una debole struttura vicino a un piccolo asterismo, inizialmente scambiata per luce diffusa da una stella brillante. Con l’aumentare del tempo di posa la forma si è fatta più definita e compatibile con quella di una nebulosa planetaria. QHYCCD precisa che il primo segnale era emerso nei dati raccolti con uno Sky-Watcher Quattro 150P.
Al centro della struttura il team ha individuato una candidata nana bianca del catalogo Gaia, Gaia DR3 2126285510495697920. Gli autori riferiscono di aver confrontato il campo con la survey OIII NSNS e con i database SIMBAD e HASH senza trovare registrazioni precedenti, e di aver consultato due fisici, Dylan Hilligos (Towson University) e Jason Speights (Frostburg State University), che hanno condiviso l’interpretazione.
La validazione è passata per PlanetaryNebulae.net, il database curato da un gruppo di amatori francesi che da anni conferma spettroscopicamente le nuove candidate. La scheda di HMK 1 – nome formato dalle iniziali Hunter, Michael e Kaleb – riporta lo statuto di nebulosa planetaria vera, la designazione PN G076.3+11.8, coordinate 19:30:53.84 +43:49:55.18 e dimensioni di 2,28 x 1,7 primi d’arco. La scheda include un documento spettroscopico datato 2026, e il sito elenca HMK 1 tra le osservazioni più recenti con data 3 ottobre 2026. Il blog QHYCCD cita “Pascal” di PlanetaryNebulae.net come supporto nella conferma: sul sito il responsabile delle candidature è Pascal Le Dû. L’oggetto risulta però ancora “non pubblicato”, cioè non è ancora entrato ufficialmente in VizieR e nel CDS di Strasburgo.
I dati tecnici del progetto
La pagina AstroBin del progetto riporta un’integrazione totale di 219 ore e 9 minuti: 69h16m in H-alpha, 146h53m in OIII e un’ora per ciascun canale RGB. I dati sono stati raccolti da remoto presso Starfront Observatories, in Texas e Delaware, con un Bortle dichiarato di circa 3,4. Il setup combina quattro ottiche (Apertura CarbonStar 200, Celestron EdgeHD 11, Sky-Watcher Quattro 150P e William Optics Ultra-Cat 108), quattro camere monocromatiche (QHYCCD miniCAM8M, ToupTek ATR585M, ZWO ASI585MM Pro e ZWO ASI6200MM Pro), filtri a banda stretta da 4,5 a 7 nm e una montatura ZWO AM5, con acquisizione in N.I.N.A. ed elaborazione in PixInsight e Photoshop.
Il contributo della miniCAM8M, montata da Outten sul Newton CarbonStar 200, è dettagliato da QHYCCD: 119 pose H-alpha da 240 secondi (7h56m) e 247 pose OIII da 240 secondi (16h28m), con i filtri da 7 nm del set dedicato alla camera, per un totale di 24h24m. Secondo il produttore i dati OIII sono stati particolarmente utili per mettere in evidenza la struttura asimmetrica attorno alla candidata nana bianca.
Facendo il conto sui dati AstroBin, queste 24 ore rappresentano circa l’11% dell’integrazione complessiva. Il racconto del produttore va quindi letto per quello che è: una comunicazione commerciale che valorizza un componente di un dataset multi-strumento, mentre la scoperta appartiene al team e al lavoro di integrazione su più sistemi.
Impatto per gli astrofotografi
Il caso HMK 1 conferma una tendenza che negli ultimi anni ha portato decine di nuove nebulose planetarie nei cataloghi grazie agli amatori: integrazioni OIII molto profonde su campi già noti possono far emergere oggetti mai catalogati, purché si abbia l’accortezza di non liquidare ogni debole alone come riflesso o artefatto. Nella nostra lettura, il fattore decisivo qui non è stato un singolo strumento ma la quantità di segnale OIII accumulata, quasi 147 ore, resa possibile da cieli scuri remoti e dalla collaborazione fra più persone e più setup.
Interessante anche il metodo seguito, replicabile da chiunque: incrocio con le survey OIII e con Gaia per cercare una stella centrale plausibile, verifica nei database SIMBAD e HASH, confronto con specialisti e infine candidatura a PlanetaryNebulae.net, che pubblica la procedura per proporre nuove scoperte e gestisce la conferma spettroscopica.
Il prossimo passo atteso è la pubblicazione formale in VizieR e nel CDS, che darebbe a HMK 1 un riconoscimento ufficiale anche al di fuori del circuito amatoriale. Per chi lavora dall’Italia il campo, nel Cigno a circa +43° di declinazione, resta ben osservabile nelle sere autunnali, anche se la debolezza dell’oggetto lo rende un bersaglio da molte decine di ore di OIII.
Fonti
QHYCCD – QHYCCD miniCAM8M Helps Reveal HMK 1, a Newly Documented Planetary Nebula (12 ottobre 2026)
