Fotometria di 220P/McNaught: sulla stessa immagine, due magnitudini che differiscono di 1,9
La sequenza di misure pubblicate sui due outburst del 2026 di 220P/McNaught è uno dei rari casi in cui possiamo mettere in fila, sullo stesso oggetto e in poche settimane, fotometria di survey, stime visuali al binocolo e misure CCD amatoriali. I numeri non concordano, e non perché qualcuno sbagli: concordare non è quello che ci si deve aspettare. Vale la pena leggerli come un promemoria su cosa significhi, per una cometa, “la magnitudine”.
La sequenza dei numeri pubblicati
Il punto di partenza è ATel #17829, firmato da Michael Kelley e collaboratori per la collaborazione Zwicky Transient Facility e il progetto LCO Outbursting Objects. La cometa era stabile intorno alla diciassettesima magnitudine per una settimana: 17,36 il 23 maggio, 17,33 il 24, 17,39 il 25 e ancora 17,39 il 26, in banda r nel sistema PS1. La fotometria forzata ATLAS colloca l’inizio dell’outburst fra il 30 maggio alle 14:05 e il 31 maggio alle 03:37 UT, con un’ultima misura di quiescenza a 17,38 e la prima di salita a 12,90. Poche ore dopo, il 31 maggio alle 11:18 UT, ZTF misura 11,05 ± 0,06. L’ampiezza dichiarata è di 6,3 magnitudini, e il telegramma precisa che a quel punto la fase di brillamento era ancora in corso.
Da lì la catena si sposta sugli osservatori. La CBET 5722 raccoglie 10,3 magnitudini con chioma di 5 primi il 12,10 giugno, poi il declino misurato al CCD da Yasuhiro Nagai con un rifrattore da 5 centimetri: 11,5 il 15,75 giugno, 13,0 il 9,72 luglio, 13,5 il 19,73 luglio, 14,0 il 28,74 luglio. Il secondo outburst arriva il 5 agosto: alle 5,12 UT osservazioni CCD da Tenerife con un riflettore da 20 centimetri danno 9,4 con chioma di appena 0,2 primi, mentre sedici ore più tardi, al 5,78 agosto, Kazuo Yoshimoto stima 6,8 con un binocolo 8×42 e chioma di 7 primi, e il 6,04 agosto Juan José Gonzalez arriva a 6,1 con un 10×50 e chioma di 9 primi. Seiichi Yoshida indica come picco 6,4 magnitudini il 6 agosto e attribuisce all’evento di maggio un’ampiezza complessiva di circa 9 magnitudini, con massimo visuale a 8,3 il 3 giugno.
Perché le misure divergono
Il dato più istruttivo sta dentro ATel #17829, non fra fonti diverse. Sulle stesse immagini ZTF del 31 maggio, la magnitudine misurata su un’apertura di 7 secondi d’arco di raggio è 11,05, mentre la luminosità totale dell’ejecta, distribuito in modo quasi simmetrico fino a 35 secondi d’arco dal nucleo presunto, è 9,11 ± 0,04. Sono 1,94 magnitudini di differenza, sullo stesso sensore, nella stessa notte, sullo stesso fotone. Nessuna delle due è sbagliata: una misura il nucleo e la chioma interna, l’altra tutto ciò che l’outburst ha espulso.
Questo spiega anche l’apparente incoerenza fra il 9,4 CCD del 5,12 agosto e il 6,8 visuale del 5,78. Una parte è brillamento reale nelle sedici ore intercorse, ma il resto è metodo: la misura CCD riporta una chioma di 0,2 primi, quella al binocolo di 7 primi. Il diametro dichiarato è la firma di cosa si sta integrando. La stima visuale, per come è costruita, tende a includere l’alone diffuso che una fotometria ad apertura fissa esclude, e su una chioma in rapida espansione la differenza cresce di ora in ora. La stessa forbice si ritrova oggi: Yoshida dà 8,4 magnitudini al 18 agosto, mentre l’ultima osservazione registrata nel database COBS al 19 agosto riporta 10,5, con chioma scesa a 3 primi e coda ancora estesa per 21 primi.
Ne segue un corollario che riguarda anche i moltiplicatori circolati sulla stampa divulgativa. Le 6,3 magnitudini di ATel #17829 corrispondono a un fattore 330 circa, le 9 magnitudini di ampiezza visuale a un fattore vicino a 4000. Le cifre di “7000 volte” e “8000 volte” apparse in agosto non sono riconducibili a nessuna misura pubblicata, e in ogni caso un moltiplicatore senza l’indicazione della coppia di misure da cui deriva non è un dato. C’è poi un secondo effetto, dichiarato nel telegramma: lo spettrografo SED Machine, il 2 giugno, ha rilevato emissioni intense di CN, C2 e C3, e gli autori concludono che il gas C2 ha contribuito sia all’ejecta esteso sia alla luminosità totale. Una misura a banda larga in r, su una cometa così, non è fotometria del solo continuo di polvere.
Come misurare, e cosa riportare
Per chi volesse contribuire con la propria strumentazione, il declino in corso resta utilizzabile e le indicazioni operative si deducono direttamente da quanto sopra (questo paragrafo è una nostra elaborazione, non un contenuto delle fonti). Il raggio d’apertura usato va riportato sempre, in secondi d’arco e non in pixel, perché senza quel numero la magnitudine non è confrontabile con nulla. Conviene dichiarare anche il diametro di chioma stimato, come fanno tutte le comunicazioni della CBET. Sui picchi di brillamento serve attenzione alla saturazione: gli autori di ATel #17829 hanno lavorato su immagini con il nucleo saturo e hanno potuto usarne una sola, stimando in non più del dieci per cento il contributo del pixel saturo, e la stessa cautela vale per subesposizioni troppo lunghe su un nucleo in outburst. Vale infine ricordare che le pagine di riepilogo mensile non tengono il passo di un oggetto così: la tabella riassuntiva di Comet Chasing riporta ancora la cometa a 13,6 magnitudini su osservazioni aggiornate al 28 luglio, cioè su dati precedenti l’outburst di agosto, mentre il testo della stessa pagina descrive l’evento.
La finestra si chiude in fretta. Yoshida prevede 8,8 magnitudini al 22 agosto e 9,5 al 29, con discesa sotto la diciottesima magnitudine entro novembre, mentre l’effemeride JPL, che ignora per costruzione gli outburst, colloca la cometa attorno alla sedicesima. Chi vuole aggiungere punti alla curva di discesa, e magari misurare quanto rapidamente collassa la brillanza superficiale di una chioma che si dirada, ha davanti le prossime notti senza Luna nel Cetus, prima dell’alba.
Fonti
ATel #17829, Large Apparent Outburst of Comet 220P/McNaught
CBET 5722, Central Bureau for Astronomical Telegrams, Comet 220P/McNaught
Weekly Information about Bright Comets, Seiichi Yoshida
COBS, Comet Observation Database
Comet 220P/McNaught, dati osservativi COBS su TheSkyLive
Comet Chasing, Skyhound
