Seestar S50 Pro: l’apertura non cambia, l’inseguimento sì — specifiche e prima prova sul campo
ZWO ha aperto gli ordini del nuovo smart telescope il 25 agosto 2026, con spedizioni dal 1° settembre e prezzo promozionale di 899 dollari (o euro) contro i 999 di listino. Il comunicato ufficiale apre citando l’apertura da 50 mm, che però è precisamente il dato rimasto invariato rispetto al modello che il Pro va a sostituire. Le prime prove sul campo indicano che il salto reale è altrove, e soprattutto in un punto che nelle specifiche non compare: la qualità dell’inseguimento. Emerge anche l’unico difetto ottico segnalato, un alone cromatico sulle stelle più brillanti.
Cosa è stato annunciato e a che prezzo
Il comunicato pubblicato sul blog Seestar il 25 agosto descrive il S50 Pro come il successore diretto del S50 originale, arrivato tre anni prima. La configurazione dichiarata da ZWO comprende un’ottica apocromatica a quattro elementi con vetro ED su schema a cammino ottico ripiegato, un sensore telefoto da 1/1.2 pollici e 8,3 megapixel con campo di 2,8 gradi, un secondo sensore grandangolare da 1/2 pollice e 8,3 megapixel con campo di 63 gradi, batteria da 10.000 mAh dichiarata per un massimo di nove ore, 128 GB di memoria interna, dimensioni di 140 × 149 × 268 mm e massa di circa 2,8 kg. L’app dà accesso a un catalogo di oltre 80.000 oggetti deep-sky e 600.000 stelle, con puntamento automatico e una modalità Plan per sequenze su più bersagli.
Le condizioni commerciali stanno sulla scheda prodotto, non nel comunicato: prezzo di lancio 899 dollari negli store statunitense e globale e 899 euro sullo store europeo, IVA inclusa e spedizione dal magazzino tedesco, con la promozione dichiarata valida fino al 15 settembre 2026 alle 07:00 UTC. Astrofaber, che ha raccolto la scheda tecnica completa il giorno del lancio, segnala che gli ordini vengono evasi in ordine di arrivo a partire dal 1° settembre. La distinzione conta per chi sta valutando l’acquisto: il 25 agosto si è aperta la prenotazione, non la disponibilità a magazzino.
Sul posizionamento di prezzo Cuiv, The Lazy Geek offre un termine di confronto utile nella sua recensione: nella stessa classe, l’unico concorrente che gli viene in mente a costare di più è la linea Vespera di Vaonis, e la Vespera 3 che ha recensito di recente sul suo canale sta a 2.500 dollari con specifiche in buona parte confrontabili e i filtri da acquistare a parte. Aggiunge che si aspettava un prezzo intorno ai 1.100 dollari e che considera un risultato l’essere rimasti sotto i mille. Va detto per trasparenza che dichiara di avere ricevuto l’esemplare in prova a titolo gratuito e di poterlo trattenere, e che in più punti ricorda come il suo campione possa essere particolarmente riuscito.
L’apertura resta 50 mm: dove sta il vero salto
Il claim più ripetuto nella comunicazione — quasi tre volte l’area di raccolta di un’apertura da 30 mm — è aritmeticamente corretto ma riferito alla linea S30, non al S50 che il Pro sostituisce. Il S50 originale monta già un obiettivo da 50 mm, e questo lo scrive ZWO stessa quando colloca il nuovo modello tre anni dopo il precedente. Telescope Advisor lo ha messo nero su bianco nella propria analisi delle specifiche: l’apertura è invariata, e chi cerca esclusivamente più luce raccolta non trova qui il motivo per aggiornare. La lunghezza focale passa da 250 a 260 mm — dato che Cuiv ricava per conto proprio dal campo dichiarato, prima di confermarlo — quindi il rapporto focale scivola da f/5 a f/5,2, una variazione trascurabile ma nella direzione opposta a quella suggerita dal titolo del comunicato.
Il cambiamento sostanziale è sul piano focale. Il S50 originale lavora con un IMX462 da 1/2.8 pollici e 2,1 megapixel, risoluzione 1080 × 1920 e campo dichiarato di 0,73° × 1,29°, secondo il manuale e le FAQ ufficiali. Il Pro passa a un formato 1/1.2 pollici da 8,3 megapixel con lettura 2160 × 3840 e campo dichiarato di 2,8°. Mettendo a confronto le due cifre pubblicate, la diagonale del campo cresce di circa un fattore 1,9, e quindi l’area di cielo inquadrata di circa un fattore 3,6: è un calcolo nostro, non un dato ZWO, ma segue direttamente dai numeri ufficiali. Sul campo largo complessivo il comunicato parla di circa quattro volte quello del S50 originale, considerando però i due canali insieme.
Il pixel dichiarato è di 2,9 µm, come riporta Cuiv fra le specifiche pubblicate. È lo stesso valore dell’IMX462 del modello originale, e la conseguenza tecnica è interessante: a 260 mm di focale il campionamento resta intorno ai 2,3 arcosecondi per pixel, contro i circa 2,4 del predecessore. Con la stessa apertura, un rapporto focale in pratica identico e pixel della stessa dimensione, il segnale raccolto da ciascun pixel per unità di tempo non cambia in modo apprezzabile. Quello che cambia è quanto cielo entra nel fotogramma e quanti dettagli si possono estrarre da un oggetto piccolo. La lettura di Cuiv converge: descrive il Pro come uno strumento per andare in profondità su galassie e nebulose planetarie, e osserva che per oggetti molto estesi il più piccolo S30 Pro resta preferibile perché offre nativamente il campo largo senza ricorrere al mosaico.
Un dettaglio che ZWO non dichiara è il modello del sensore. Cuiv lo conferma esplicitamente — il produttore questa volta non indica marca e sigla, si conoscono solo formato, pixel e risoluzione — e taglia corto osservando che, in fondo, conta il risultato. Chi vuole stimare rumore di lettura e full well capacity dovrà quindi lavorare per analogia, senza una scheda tecnica di riferimento.
Va infine ridimensionata l’etichetta 4K. ZWO precisa, come riportato da Astrofaber, che la risoluzione piena vale allo zoom 1× su entrambe le fotocamere, decade a 2× e 4×, e che lo stream di anteprima in tempo reale resta a 1080p su tutti e due i canali. Per chi produce immagini da stacking il dato rilevante è il primo.
L’inseguimento: il cambiamento che le specifiche non raccontano
È qui che la prova sul campo aggiunge quello che nessuna scheda tecnica può dire. Cuiv identifica nell’inseguimento il miglioramento maggiore rispetto al S50 originale, prima ancora che nel campo inquadrato, e ricorda che proprio la meccanica era la frustrazione principale di chi usava il primo modello: in modalità altazimutale si perdeva qualcosa come il venti o trenta per cento dei fotogrammi per problemi di trascinamento. Sul Pro riferisce di non avere osservato scarti apprezzabili né con le pose da 10 secondi predefinite né a 30 secondi, e di avere visto il contatore dei fotogrammi ignorati restare a zero.
I numeri che riporta sono precisi. In altazimutale ha ottenuto con regolarità pose da 30 secondi senza allungamento delle stelle, anche con un po’ di vento; segnala però che altri recensori con cui era in contatto durante il periodo di prova si fermavano intorno ai 20 secondi, il che suggerisce una certa dispersione fra gli esemplari. In modalità equatoriale il primo tentativo è andato male perfino a 30 secondi, e la causa era un allineamento polare mediocre: la raccomandazione operativa che ne ricava è di eseguire la procedura di allineamento due volte di seguito nel software, e di scegliere, quando l’app lo consente, la zona di stelle più vicina al polo. Fatto questo, ha ottenuto su più notti le pose da 60 secondi — il massimo consentito — senza allungamenti e senza fotogrammi scartati.
Due precisazioni pratiche. Le pose lunghe non servono sempre: Cuiv nota che da un cielo molto inquinato come quello di Tokyo il beneficio è modesto, e che i 60 secondi rendono soprattutto sotto cieli scuri oppure quando è inserito il filtro antinquinamento interno, che di fatto simula un cielo più buio. E in modalità equatoriale lo strumento esegue automaticamente il dithering, spostando leggermente l’inquadratura fra i fotogrammi per evitare il rumore a pattern fisso: nelle sue immagini gli artefatti di stacking restano confinati ai bordi, orizzontali e verticali, invece di presentarsi come la rotazione di campo tipica dell’altazimutale.
Quella rotazione di campo resta il limite strutturale della configurazione altazimutale e va messo in conto: nelle immagini scattate in quella modalità gli angoli mostrano artefatti che impongono un ritaglio, con severità dipendente dalla durata della sessione e dalla posizione dell’oggetto in cielo. Anche l’autofocus risulta migliorato in modo netto — Cuiv lo definisce affidabile e ritiene che con questo strumento non serva più una maschera di Bahtinov, cosa che sul S50 originale era spesso utile.
L’unico difetto: aloni cromatici sulle stelle brillanti
Il rilievo negativo è uno solo, ma è concreto. Nelle immagini elaborate al computer Cuiv individua attorno alle stelle più brillanti un alone bluastro tendente al magenta, riconducibile a un residuo di aberrazione cromatica delle ottiche. Precisa che nitidezza e forma stellare sono buone anche ai bordi del campo, quindi non si tratta di un problema di correzione geometrica, e aggiunge due elementi che contano: l’alone scompare quando è inserito il filtro antinquinamento luminoso, perché la componente violetta viene tagliata, e altri recensori hanno osservato lo stesso comportamento, il che porta a escludere un difetto del singolo esemplare.
La ricaduta operativa merita un passaggio in più, e qui entriamo nel terreno della nostra elaborazione. Il filtro dual-band viene inserito automaticamente sulle nebulose a emissione e lasciato fuori su galassie, ammassi e nebulose a riflessione: sono quindi esattamente i bersagli a banda larga — le galassie che il Pro dovrebbe riprendere meglio del S30 Pro grazie alla focale maggiore — a rimanere esposti al difetto. Chi lavora su galassie e ammassi farà bene a mettere in conto una correzione del cromatismo in post-produzione, o a valutare un filtro esterno. Cuiv non trae questa conclusione: descrive i due fatti separatamente, il collegamento è nostro.
Filtri, batteria e automatismi
Sul comparto filtri la prova chiarisce un punto che la documentazione ufficiale lasciava vago. I rivenditori parlano genericamente di un sistema a tre filtri integrati — antinquinamento luminoso, dark e taglio IR — mentre Cuiv conferma che si tratta, come sul modello precedente, di un dual-band a banda relativamente stretta, e lo descrive efficace su nebulose a emissione e planetarie, dalla Nebulosa di Orione alla North America fino a M27. Le larghezze di banda, però, restano non pubblicate: sul S50 originale erano dichiarate con precisione (OIII 30 nm e Hα 20 nm) e per chi riprende da cieli compromessi è il numero più importante di tutta la scheda. Utile invece la funzione Auto LP, attiva per impostazione predefinita, che decide da sé se inserire il filtro in base al tipo di oggetto puntato, e che nella modalità Plan può essere impostata bersaglio per bersaglio.
Sulla batteria la prova sul campo conferma sostanzialmente il dato dichiarato: Cuiv ha lasciato lo strumento a lavorare su un piano automatico dalle 22 e lo ha trovato al dieci per cento di carica residua intorno alle 6:30 del mattino, quindi circa otto ore e mezza di ripresa continuativa. Il confronto che propone è con la Vespera 3, più generosa ma anche molto più costosa; la conclusione operativa è che per le notti estive non serve un pacco batteria di riserva, purché si parta a carica piena.
Fra gli automatismi vale la pena segnalare la calibrazione orizzontale, eseguita una sola volta per notte al primo bersaglio, e la calibrazione dei dark, disattivata per impostazione predefinita: Cuiv consiglia di attivarla, al costo di circa un minuto con le pose standard e di cinque o sei minuti quando si lavora a 60 secondi. Lo strumento conserva gli stack e, come opzione, i singoli fotogrammi in memoria, scaricabili via USB-C o in rete per l’elaborazione autonoma; la funzione Deep Sky Stack permette di sommare sessioni di notti diverse, ma richiede tempo — nel suo test, circa 45 minuti per novecento fotogrammi. Fra le mancanze segnala l’impossibilità di definire un orizzonte personalizzato, che per chi riprende da un terrazzo o da un cortile chiuso sarebbe la funzione più utile di tutte, e l’assenza di un’indicazione del tempo di integrazione consigliato per bersaglio, presente invece nel sistema Vaonis.
Il secondo canale, il nightscape e il treppiede
Il vetro aggiuntivo visibile sul frontale corrisponde a un canale grandangolare autonomo, con obiettivo da 6 mm f/1,75 e campo di 63 gradi in verticale su sensore da 1/2 pollice. ZWO gli assegna una doppia funzione, e la prova la conferma su entrambi i fronti: alimenta le modalità dedicate al cielo a campo largo — Starry Sky Mode con ricostruzione dell’arco della Via Lattea fino a 8K, la funzione Freeze the Ground per il primo piano, il riconoscimento automatico delle costellazioni, gli startrail trasformati in video — e funziona come cercatore. Cuiv lo usa proprio così quando la bussola dello strumento va in crisi vicino a masse metalliche: inquadra il bersaglio sul grandangolo e tocca lo schermo per portarlo al centro del canale principale.
Sul rendimento reale del canale largo, però, i dati sono ancora scarsi, e conviene dirlo: Cuiv riprende da Tokyo e ammette di non avere potuto testare seriamente la Via Lattea, limitandosi a verificare che la catena funzioni. Conviene anche tarare le aspettative sulla geometria: un obiettivo da 6 mm su un sensore da 1/2 pollice implica pixel intorno a un micrometro e mezzo e quindi una scala di campo dell’ordine di qualche decina di arcosecondi per pixel — un nostro calcolo, non una specifica pubblicata. È una risoluzione coerente con il nightscape e con la condivisione in rete, lontana da quella di un fisso luminoso su formato maggiore. ZWO stessa ricorda del resto che i risultati sulla Via Lattea dipendono in modo determinante dalla qualità del cielo.
C’è poi una novità che il produttore non ha messo fra gli argomenti di vendita, e che Cuiv ha aggiunto al video in extremis attribuendone la segnalazione al canale Lucatico: il treppiede in carbonio in dotazione, apparentemente identico a quello del S50 originale, ha ora un’inclinazione delle gambe regolabile. In altazimutale non cambia nulla, ma in equatoriale permette di abbassare il baricentro e rende il complesso di fatto resistente al ribaltamento — motivo per cui Cuiv, che per le prove equatoriali aveva ripiegato sul più robusto TC40, conclude che il treppiede fornito è sufficiente. Per chi monta lo strumento su cuneo è la differenza fra un accessorio in più da comprare e nessuno.
Cosa resta da chiarire e ricadute pratiche
Restano due zone d’ombra. Le larghezze di banda del filtro dual-band non sono pubblicate, e sono il dato che più conta per chi riprende nebulose a emissione da cieli di classe Bortle 6 o 7. Il modello del sensore telefoto non è dichiarato, il che rende difficile ogni stima quantitativa del rumore. Su entrambi i punti vale la pena attendere che ZWO pubblichi, invece di ricostruire per analogia.
Per il resto il quadro è definito. Chi non possiede uno smart telescope trova un prodotto completo, con inseguimento apparentemente risolto e finestra promozionale chiusa al 15 settembre. Chi possiede un S30 Pro ha davanti uno strumento complementare, non un sostituto: serve per andare in profondità su bersagli piccoli, non per allargare il campo. Chi possiede il S50 originale deve decidere sulla base di tre cose — inseguimento, campo inquadrato e canale grandangolare — accettando in cambio un ingombro maggiore, l’unico arretramento rispetto al 2023. Quello che non deve entrare nella decisione è la raccolta di luce: sul piano ottico è rimasta esattamente la stessa.
Fonti
ZWO Seestar — Seestar S50 Pro Now Available: 50mm Aperture. Revealing More of the Universe (comunicato ufficiale, 25 agosto 2026)
ZWO Seestar — scheda prodotto Seestar S50 Pro
ZWO Seestar — specifiche del Seestar S50 originale
ZWO Seestar — FAQ tecniche del Seestar S50
Cuiv, The Lazy Geek — Seestar S50 Pro: Was It Worth the Wait? Full Review + Tips & Tricks (recensione video con prove sul campo da Tokyo) — canale: Cuiv, The Lazy Geek
Astrofaber — Seestar S50 Pro: Official Reveal, Full Specs, Price and Shipping Date
