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Fisciano, l’Università di Salerno presenta la nuova cupola dell’osservatorio: un Ritchey-Chrétien da 600 mm pronto per le visite pubbliche

Il 15 settembre il Dipartimento di Fisica “E.R. Caianiello” ha presentato la nuova struttura dell’Osservatorio Astronomico del Campus di Fisciano, ricostruita dopo il crollo della vecchia cupola nel 2019. A bordo c’è un Officina Stellare Pro RC.600 robotizzato con CCD scientifica, e nelle prossime settimane partiranno le prime serate aperte al pubblico.

Per chi fa astrofotografia nel Sud Italia la notizia ha un peso concreto: uno dei telescopi più grandi installati in un campus universitario italiano torna operativo sotto una cupola nuova e viene esplicitamente destinato, oltre che alla ricerca e alla didattica, alla divulgazione verso il territorio. Lo ha raccontato l’Unione Astrofili Italiani nel resoconto dell’evento firmato da Raffaele Iandoli, socio UAI presente alla presentazione, mentre il programma ufficiale diffuso dall’ateneo e ripreso dalla Gazzetta di Salerno conferma data, sede e l’annuncio delle prime visite astronomiche aperte al pubblico.

Cosa cambia

L’osservatorio, diretto dal prof. Valerio Bozza, non nasce oggi. Secondo quanto ricordato durante la presentazione dal prof. Gaetano Scarpetta e riportato dalla UAI, la cupola precedente, in vetroresina, venne distrutta il 23 febbraio 2019 da raffiche di vento oltre i 130 km/h. Da allora lo strumento è rimasto senza una copertura adeguata al suo utilizzo.

La nuova struttura, collocata sul tetto dell’Edificio F del campus, ha una cupola di 6,7 metri di diametro, come riferito da InfoCilento. L’ing. Alfredo Landi dell’Ufficio Tecnico ha spiegato che la progettazione ha dovuto garantire la tenuta a venti superiori ai 150 km/h, una lezione evidentemente appresa dal 2019. La cupola è stata dimensionata per accogliere circa 25 persone, sedute davanti a un grande schermo su cui scorrono in tempo reale le immagini acquisite dal telescopio: è questo il modello di fruizione pubblica che l’ateneo intende proporre, più vicino a una sessione di imaging condivisa che alla classica osservazione all’oculare.

L’osservatorio entra inoltre nel Sistema Museale di Ateneo (SMAS), come illustrato dalla prof.ssa Antonella Trotta, a conferma che la componente divulgativa è strutturale e non episodica.

Dettagli tecnici

Il cuore dell’impianto è un Officina Stellare Pro RC.600, un Ritchey-Chrétien con primario da 600 mm e, secondo il resoconto UAI, una focale di 5072 mm. La stampa locale parla genericamente di “5 metri” di focale, dato coerente. Il telescopio è completamente robotizzato: può essere gestito da remoto ed è collegato a una stazione meteo che sospende automaticamente le osservazioni in caso di condizioni avverse.

Il rivelatore principale è una CCD Finger Lakes Instrumentation ProLine PL-230, la stessa indicata nella scheda ufficiale dell’osservatorio sul sito del Dipartimento di Fisica. La UAI riporta un’efficienza quantica del 92% nell’intervallo tra 0,56 e 0,66 µm. Completano la catena una ruota portafiltri con filtri fotometrici UBVRI di tipo Bessell, un reticolo di diffrazione per spettroscopia senza fenditura, un focheggiatore Rotofocuser e un sistema di autoguida con camera SBIG ST-i.

Facendo due conti sui dati di targa (nostra elaborazione, non riportata dalle fonti sull’osservatorio): il sensore e2v CCD230-42 montato sulla PL-230 ha 2048 × 2048 pixel da 15 µm, il che a 5072 mm di focale si traduce in circa 0,61 secondi d’arco per pixel e in un campo di circa 21 × 21 primi d’arco. Una scala adatta a fotometria di precisione su campi stellari e a oggetti compatti, come galassie e nebulose planetarie, ma che con il seeing tipico di un campus a bassa quota, a ridosso di aree urbanizzate, porterà quasi sempre a sovracampionare, rendendo probabile l’uso del binning 2×2.

Impatto per gli astrofotografi

La combinazione di filtri Bessell e reticolo slitless indica una vocazione chiaramente scientifica: fotometria multibanda e spettroscopia a bassa risoluzione, lo stesso terreno su cui si muove chi tra noi fa fotometria di stelle variabili o transiti esoplanetari. Nel resoconto UAI la prof.ssa Marcella Marconi, già direttrice dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte, ha dedicato il suo intervento proprio alle prospettive della ricerca sugli esopianeti.

Per un astrofilo campano la ricaduta più immediata sono le serate pubbliche: vedere in tempo reale il flusso di acquisizione di un 600 mm robotizzato, con autoguida e ruota filtri, è un’occasione rara per confrontare la propria pipeline con quella di uno strumento professionale. Va detto che, al momento, l’ateneo non ha ancora pubblicato date, modalità di prenotazione né calendario delle visite: il riferimento resta “nelle prossime settimane”.

Resta da capire se, oltre alle serate divulgative, l’osservatorio aprirà anche a forme di collaborazione con i gruppi astrofili locali, per esempio su campagne fotometriche condivise. Seguiremo gli sviluppi e aggiorneremo non appena il calendario delle visite sarà disponibile.

Fonti

UAI – Riapre l’osservatorio astronomico del Campus di Fisciano (Salerno), uno strumento aperto a tutti (21/09/2026)

Università di Salerno, Dipartimento di Fisica – Osservatorio Astronomico

Gazzetta di Salerno – Osservatorio Astronomico dell’Università di Salerno, presentazione martedì 15

InfoCilento – Università di Salerno, inaugurato il nuovo osservatorio astronomico a Fisciano

Go Astronomy – Scheda tecnica FLI ProLine 230-42

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