Rubata a Perpignan la strumentazione del team Ciss di rientro dall’eclissi: a una settimana nessuna traccia
Il gruppo Inaf-Cnr-Università di Firenze che il 12 agosto ha ottenuto i primi spettri circolari della corona solare è stato derubato durante il viaggio di ritorno. Sparita attrezzatura per circa 50mila euro: una montatura 10Micron GM2000 HPS II, una ZWO ASI533MM Pro, un Borg 76ED, una Canon 60Da. Materiale che, come nota lo stesso principal investigator, ha un mercato di nicchia — il nostro.
Cosa è successo
La ricostruzione arriva da Media Inaf, che il 21 agosto ha intervistato Federico Landini dell’Inaf di Torino, principal investigator dell’esperimento Ciss (Circular Slit Spectrometer), sviluppato con l’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr di Padova e l’Università di Firenze. Il team era partito da Firenze il 7 agosto con un furgone carico di attrezzatura, diretto all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna, dentro la fascia di totalità dell’eclissi del 12 agosto.
La parte scientifica è andata bene oltre le aspettative: negli 87 secondi di totalità lo strumento ha registrato i primi spettri circolari della corona in banda visibile a tre distanze eliocentriche — 1,1, 1,2 e 1,3 raggi solari. Il 13 agosto il gruppo smonta il gazebo frangivento, carica e riparte. Prima tappa Perpignan, circa 600 chilometri più a nord, arrivo intorno a mezzanotte e mezzo, furgone parcheggiato accanto all’albergo in una zona residenziale con videosorveglianza segnalata, e controllo porta per porta prima di lasciarlo.
Alle otto del mattino il telo del gazebo è a terra accanto allo sportello laterale. Nessun segno di effrazione, ma tutte le portiere aperte — anteriori, posteriori, laterale — e il vano di carico vuoto. Landini racconta a Media Inaf che è rimasto solo il corpo ottico di Ciss, lungo oltre due metri e mezzo e quindi difficile da spostare, insieme al materiale del gazebo. Sulle immagini delle telecamere il numero indicato sul cartello risponde che possono essere fornite soltanto su richiesta formale della polizia. La gendarmerie, riferisce il ricercatore, non è parsa particolarmente ottimista.
Sull’identikit dei ladri Landini si sbilancia poco: esclude che fosse una persona sola, visto che alcune casse pesavano fra i 40 e i 50 chili, e ritiene improbabile che sapessero in anticipo cosa contenesse il furgone. Un furto opportunistico, quindi, ma con mezzi adeguati: per portare via tutto serviva un altro veicolo.
Cosa è sparito, e cosa no
Qui sta il punto che interessa direttamente noi. Il corpo dello spettrometro non è stato toccato, ma sono spariti i componenti che lo rendevano operativo sul campo, e sono esattamente quelli che riconosciamo tutti. La lista prioritaria diffusa dall’Inaf comprende la montatura equatoriale 10Micron GM2000 HPS II (numero di serie GM20001366) con controller e treppiede, il telescopio guida SharpGuide TKSG70, la camera ASI533MM Pro, il telescopio Borg 76ED, una Canon 60Da (numero di serie 0281200853), un obiettivo grandangolare Sigma, le sorgenti pen-ray al neon e al mercurio e un laser a 532 nm. Media Inaf ha pubblicato l’elenco completo in jpg e pdf.
Landini chiarisce la funzione della catena di guida: telescopio guida e camera servivano a garantire il puntamento sul Sole e a fornire le immagini di contesto, perché uno spettrometro non produce immagini dell’oggetto che analizza. Sono spariti anche strumenti personali di membri del team e tutto il materiale di allineamento.
Il ritorno scientifico, invece, è integro. Gli spettri e le immagini di contesto erano già nelle mani dei ricercatori al momento del furto, quindi l’esperimento resta valido per intero. È una distinzione che vale la pena tenere ben separata nel racconto: si è perso hardware, non risultati.
Perché riguarda gli astrofotografi
Per due ragioni concrete. La prima è che l’appello è operativamente rivolto a noi. Landini osserva che gli oggetti generici — utensili, minuteria — sono probabilmente già stati smerciati, mentre quelli propriamente astronomici hanno un mercato ristretto. Una GM2000 HPS II con controller, una 533MM Pro e un Borg 76ED non si vendono al mercatino sotto casa: passano per i circuiti dell’usato astronomico, dove circolano poche centinaia di pezzi simili all’anno e dove una montatura di quella classe viene notata. La richiesta dell’Inaf è semplice: chi vede in vendita materiale che assomiglia a quello in elenco contatti l’istituto o la polizia. I numeri di serie pubblicati rendono la verifica immediata per chiunque stia trattando un acquisto.
La seconda è che questa è la nostra stessa logistica. Chiunque abbia caricato un’auto per una trasferta in quota o all’estero riconosce la scena: mezzo chiuso, controllato, parcheggiato in una zona apparentemente sorvegliata, e non è bastato. Vale la pena ricavarne qualche abitudine — annotare e fotografare i numeri di serie prima di partire, verificare che la polizza copra il furto da veicolo e non solo il danno accidentale, portare in camera i pezzi piccoli e costosi, e scaricare i dati prima di rimettersi in strada, che è poi la ragione per cui in questa vicenda il lavoro di due anni e mezzo non è andato perduto.
Restano aperte due strade: le immagini della videosorveglianza, subordinate a una richiesta formale delle autorità francesi, e la possibilità che parte della refurtiva riaffiori sul mercato dell’usato. Nel frattempo il corpo ottico di Ciss è tornato in Italia, e nell’intervista di Media Inaf dell’11 agosto Landini aveva già indicato l’obiettivo successivo: portare lo strumento all’eclissi del 2 agosto 2027, oltre sei minuti di totalità sul Nord Africa, se arriveranno i fondi. Per rifarlo, però, quella montatura andrà ricomprata.
Fonti
Media Inaf — Esperimento Ciss: il furto dopo l’eclissi (21/08/2026)
Inaf — Elenco degli oggetti rubati (pdf)
Media Inaf — Un prototipo di spettrografo alla prova dell’eclissi (11/08/2026)
Media Inaf — Eclissi totale, minuto per minuto (13/08/2026)
La Stampa — Eclissi, astrofisici derubati (15/08/2026)
