Aldo Zanetti conquista l’Astronomy Picture of the Day della NASA con uno scatto di M83
L’11 settembre 2026 l’Astronomy Picture of the Day (APOD) della NASA ha scelto uno scatto della galassia spirale M83, la Girandola del Sud, firmato dall’astrofotografo modenese Aldo Zanetti. MEDIA INAF ha ripreso la notizia indicandola come un’ulteriore conferma del livello raggiunto dall’astrofotografia amatoriale italiana sulla scena internazionale, in un momento in cui il progetto APOD si presenta con un sito completamente rinnovato.
Cosa è successo
L’immagine di Zanetti – pubblicata sulla nuova veste grafica del sito APOD con il titolo “M83: The Southern Pinwheel” – è stata accreditata direttamente a suo nome nella didascalia ufficiale della NASA. Non è un dettaglio da poco: l’APOD resta uno dei canali di divulgazione astronomica più seguiti al mondo, e la selezione di un lavoro amatoriale italiano tra le migliaia di proposte che riceve ogni mese continua a essere un evento raro per la nostra comunità.
Zanetti, classe 1956, laureato in astronomia nel 1979 all’Università di Bologna, è coordinatore della sezione di astrofotografia dell’Unione Astrofili Italiani. Alla notizia ha commentato di aver provato un’emozione fortissima, sottolineando come per chi coltiva da sempre la passione per gli oggetti del cielo profondo un riconoscimento di questo tipo rappresenti un traguardo significativo. Nell’articolo MEDIA INAF ricorda anche come M83, per la sua bassa altezza sull’orizzonte alle nostre latitudini, sia un soggetto tutt’altro che semplice da riprendere per un osservatore italiano.
Dettagli tecnici dello scatto
Il risultato finale è un’integrazione di dati raccolti in tre sessioni distinte, distribuite nel tempo e nello spazio. Il primo strato risale al 2023 ed è stato ottenuto con uno Schmidt-Cassegrain da 9,25 pollici e una camera a colori APS-C dalla periferia di Modena. Nel 2025 Zanetti ha aggiunto dettaglio con un Ritchey-Chrétien da 12 pollici, camera monocromatica APS-C e filtri LRGB/Hα, questa volta da Manciano. Lo strato conclusivo arriva invece da uno strumento ben più impegnativo: un Ritchey-Chrétien remoto da un metro di apertura, con sensore FLI CCD 16803 e filtri RGB/Ha/OIII, operato dal deserto di Atacama, in Cile, nell’ambito di una collaborazione con il team SHARA.
Si tratta quindi di un flusso di lavoro ibrido, che unisce riprese amatoriali da giardino a dati raccolti su strumentazione professionale condivisa in remoto – una combinazione sempre più praticabile per chi vuole spingersi oltre i limiti imposti dal proprio equipaggiamento e dal proprio cielo locale. Per inquadrare il soggetto: M83 si trova a circa dodici milioni di anni luce da noi, verso la costellazione dell’Idra, ha un diametro di circa 40.000 anni luce (più piccola quindi della Via Lattea) e appartiene a un gruppo di galassie che include anche la radiogalassia attiva Centaurus A. Le regioni di formazione stellare che punteggiano i bracci a spirale, ben visibili nell’immagine premiata, hanno guadagnato a M83 anche il soprannome di “Thousand-Ruby Galaxy”, mentre il nucleo emette radiazione X, segno di un’alta concentrazione di stelle di neutroni e resti di buchi neri prodotti da un intenso episodio di formazione stellare passato.
Perché conta per noi astrofotografi
Al di là del singolo scatto, la vicenda segnala una tendenza che riguarda da vicino chi fa astrofotografia amatoriale oggi: l’accesso a reti di telescopi remoti professionali, unito al lavoro di elaborazione e integrazione di dati eterogenei raccolti nel tempo, sta diventando una strada percorribile anche per chi parte da un setup da cortile. Non sostituisce l’osservazione locale, ma la completa, permettendo di raggiungere profondità di segnale e qualità del dato altrimenti fuori portata per un singolo strumento amatoriale.
Il riconoscimento arriva inoltre in un contesto in cui la comunità italiana, attraverso realtà come l’Unione Astrofili Italiani, continua a segnalare e valorizzare i propri risultati sulla scena internazionale, contribuendo a mantenere alta la visibilità del lavoro amatoriale nostrano accanto a quello delle grandi produzioni professionali.
Resta da vedere se Zanetti pubblicherà un resoconto più dettagliato del proprio flusso di elaborazione: per chi lavora con dati integrati su base pluriennale e provenienti da strumentazione diversa, i dettagli di calibrazione e normalizzazione tra i vari strati sarebbero un contributo tecnico di sicuro interesse per la comunità.
