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UAI, IDA-IS e City Green Light rinnovano il protocollo sul cielo notturno: in arrivo la certificazione “Sky Friendly”

Il 15 ottobre 2026 l’Unione Astrofili Italiani, la sezione italiana dell’International Dark Sky Association e il gestore di illuminazione pubblica City Green Light hanno prorogato di 24 mesi l’intesa avviata nel 2023 e istituito l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”. Entro sei mesi saranno fissati i parametri tecnici di una certificazione che potrà andare oltre i limiti di legge.

Cosa prevede il nuovo accordo

La notizia arriva da un comunicato congiunto diffuso a Roma e pubblicato sia dall’UAI sia da City Green Light. Le tre parti hanno nature diverse ed è utile tenerlo presente: l’UAI è l’associazione nazionale degli astrofili, IDA-IS è la sezione italiana dell’organizzazione internazionale per la tutela del cielo buio (con sede presso l’Osservatorio di Campo Catino), mentre City Green Light S.p.A. è un’azienda vicentina che progetta e gestisce impianti di illuminazione pubblica e interventi di efficientamento energetico per conto dei Comuni.

Il protocollo, nato nel 2023, viene rinnovato per due anni e si arricchisce di una struttura nuova, l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”. Secondo il comunicato, il suo compito sarà raccogliere e diffondere buone pratiche italiane e internazionali sull’illuminazione sostenibile, favorire il dialogo fra enti pubblici, operatori del settore e comunità scientifica, produrre white paper e documenti di indirizzo e organizzare incontri pubblici e tavoli tecnici.

Il punto più concreto è però la certificazione “Sky Friendly”. Entro sei mesi dalla firma, UAI, IDA-IS e City Green Light dovranno definire insieme i parametri tecnici necessari per ottenerla. Il comunicato precisa due aspetti: lo standard si applicherà ai futuri progetti di nuova realizzazione, riqualificazione o adeguamento degli impianti eseguiti da City Green Light in Italia, e i parametri concordati saranno vincolanti anche quando risulteranno più severi della normativa vigente.

I criteri tecnici già dichiarati

I parametri definitivi della certificazione non sono ancora noti, ma il comunicato descrive l’impostazione progettuale che City Green Light dichiara di seguire già oggi. Il riferimento sono i cinque principi per l’illuminazione esterna responsabile pubblicati da DarkSky International insieme all’Illuminating Engineering Society: luce utile, mirata, di bassa intensità, controllata e di tonalità calda.

Sul piano operativo l’azienda indica tre scelte: nessun proiettore inclinato rispetto al piano orizzontale, sistemi di regolazione del flusso luminoso e uso prioritario di sorgenti da 3000K, temperatura colore che diventa obbligatoria nelle fasce di rispetto attorno agli osservatori astronomici. Come esempi di applicazione vengono citati gli interventi nei Comuni di Matera e Asiago, affiancati da iniziative di divulgazione realizzate con le realtà scientifiche locali.

Nelle dichiarazioni allegate al comunicato, il presidente UAI Salvatore Pluchino colloca il rinnovo nel lavoro della Struttura Operativa permanente contro l’inquinamento luminoso istituita dall’associazione e coordinata da Mario Di Sora. Lo stesso Di Sora, come referente IDA-IS, osserva che le leggi regionali approvate negli anni non sempre hanno garantito una riduzione concreta e verificabile dell’inquinamento luminoso, e vede nell’accordo un passo in quella direzione.

Impatto per noi astrofotografi

Il contesto è noto: secondo il nuovo atlante mondiale della brillanza artificiale del cielo di Falchi e colleghi, pubblicato su Science Advances nel 2016, la Via Lattea non è più visibile per oltre un terzo dell’umanità e per il 60% degli europei. Per chi riprende il deep-sky questo significa fondo cielo più alto, rapporto segnale/rumore peggiore e gradienti da rimuovere in post-produzione.

Le considerazioni che seguono sono nostre valutazioni tecniche e non compaiono nel comunicato. La regolazione del flusso, se si tradurrà in riduzioni nelle ore centrali della notte, andrà a vantaggio proprio delle sessioni dopo la mezzanotte, quelle che dedichiamo ai soggetti alti in cielo. L’esclusione dei proiettori inclinati limita la luce emessa direttamente verso l’alto, la componente che più alimenta lo skyglow anche a grande distanza. Sui 3000K occorre invece essere realistici: un LED a luce calda emette meno blu di un 4000K, e la luce a corta lunghezza d’onda è quella che l’atmosfera diffonde con maggiore efficacia, ma resta una sorgente a spettro continuo. A differenza del vecchio sodio a bassa pressione, la sua emissione non si concentra in poche righe isolabili con un filtro: i filtri anti-inquinamento a banda larga continueranno a rendere poco, mentre i filtri a banda stretta e dual-band restano la difesa principale sugli oggetti in emissione.

C’è poi un limite di perimetro da non sottovalutare: “Sky Friendly” riguarderà gli impianti realizzati da City Green Light, non l’illuminazione pubblica italiana nel suo complesso. L’effetto sui nostri siti di ripresa dipenderà quindi da quanti Comuni si affidano a questo gestore e da dove si trovano rispetto alle zone buie che frequentiamo.

Il prossimo passaggio da seguire è la pubblicazione dei parametri, attesa entro sei mesi dalla firma, quindi indicativamente entro la primavera del 2027. Per noi i dettagli decisivi saranno i valori numerici: limiti all’emissione verso l’alto, eventuali soglie di temperatura colore inferiori a 3000K fuori dalle fasce di rispetto, orari e percentuali di riduzione del flusso. Se i requisiti si riveleranno davvero più stringenti delle leggi regionali, potranno diventare un riferimento utile anche per le richieste che come astrofili rivolgiamo alle amministrazioni locali.

Fonti

UAI – City Green Light, UAI e IDA-IS rinnovano il protocollo per la tutela del cielo notturno: nasce l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio” (15/10/2026)

City Green Light – Comunicato stampa congiunto sul rinnovo del protocollo (15/10/2026)

Falchi F. et al. – The new world atlas of artificial night sky brightness, Science Advances 2(6), e1600377 (2016)

DarkSky International e Illuminating Engineering Society – Five Principles for Responsible Outdoor Lighting

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