Eclissi lunare parziale del 27-28 agosto: online la galleria delle immagini EarthSky
EarthSky ha pubblicato il 28 agosto la raccolta delle migliori immagini inviate dalla propria community per l’eclissi lunare parziale profonda del 27-28 agosto 2026. Con oltre il 93% del diametro lunare immerso nell’ombra terrestre, l’evento è stato il più profondo che la serie Saros 138 produrrà mai, e ha chiuso la stagione di eclissi di agosto aperta dalla totale di Sole del 12. Per chi fotografa, la galleria è soprattutto un campionario di approcci diversi allo stesso problema: la dinamica estrema fra il lembo ancora illuminato e la parte in ombra.
I numeri dell’evento
Conviene fissare i dati, perché nelle cronache circolano due cifre diverse ed entrambe sono corrette. Il canone NASA/Espenak assegna a questa eclissi una magnitudine ombrale di 0,9299: è la frazione del diametro lunare coperta dall’ombra. Il valore del 96,3% che compare quasi ovunque è invece l’obscuration, cioè la frazione di area del disco dentro l’umbra, come chiarisce esplicitamente lo Scientific Visualization Studio della NASA. Non è una discrepanza: sono due grandezze distinte, ed è utile saperlo quando si confrontano eclissi diverse.
Le fasi, secondo il canone NASA ripreso anche da EarthSky, sono state: ingresso in penombra alle 01:24 UTC del 28 agosto, inizio della fase parziale alle 02:34, massimo alle 04:13, fine della parziale alle 05:52 e uscita dalla penombra alle 07:02. In tutto 339 minuti di evento, di cui 199 con la Luna dentro l’ombra vera e propria. L’eclissi è avvenuta con la Luna in Acquario, a distanza pressoché media dalla Terra: il massimo cadeva circa 5,8 giorni dopo l’apogeo di agosto.
La visibilità ha coperto Africa, Europa, gran parte delle Americhe e il Pacifico orientale. Per l’Italia il massimo cadeva alle 06:13 ora locale, cioè a ridosso del tramonto lunare: dall’Europa, come ha riassunto la cronaca in diretta di Space.com, l’evento si è consumato prima dell’alba con la Luna che calava durante le fasi finali. Le condizioni migliori, con eclissi interamente visibile e Luna alta, sono toccate al continente americano – e la composizione della galleria lo riflette con chiarezza.
Cosa mostrano le immagini
Il contributo tecnicamente più interessante della raccolta è il composito di Raúl Cortés, ripreso da La Huasteca, a ovest di Monterrey. Cortés ha fotografato ogni fase due volte, una con esposizione corretta e una sovraesposta, e ha montato le due sequenze su righe parallele. Il confronto è didattico: nella riga sovraesposta il bordo dell’ombra terrestre appare netto e definito, in quella esposta correttamente lo stesso bordo risulta diffuso. È la dimostrazione visiva che la “nitidezza” del terminatore d’ombra in una ripresa di eclissi è in larga parte un artefatto dell’esposizione, non una proprietà del fenomeno.
Il resto della galleria copre l’intero arco delle strategie possibili. Ci sono i primi piani sul massimo, con la falce bianca residua sul lembo nord-orientale che brucia su un disco già virato al rame – l’immagine di Sergei Timofeevski da Carlsbad, in California, è il caso di scuola, per giunta ripresa a mano libera. Ci sono i compositi multifase, come quello a tre riprese di Giuseppe Pappa da Pedara, in Sicilia. E ci sono gli scatti paesaggistici, dalla Luna arrossata fra le nubi in Québec e Alberta fino all’immagine di Fabrizio Pinto da Urla, in Turchia, con il disco enorme e deformato che tramonta dietro una collina alberata: cielo trasparente ma turbolento, annota l’autore, che è esattamente ciò che ci si aspetta a pochi gradi sull’orizzonte.
Ricadute pratiche per gli astrofotografi
Un’eclissi parziale profonda è un soggetto più ostico di una totale, e la galleria lo conferma. In totalità la dinamica collassa e si può esporre lungo su un disco uniformemente scuro; qui invece il 4% di lembo ancora in piena luce solare convive con una superficie ombreggiata di parecchie magnitudini più debole. Chi ha cercato di tenere entrambi in un solo scatto ha bruciato la falce o annegato il rosso; chi ha lavorato in bracketing, o ha accettato una scelta netta, ha portato a casa immagini più leggibili. Il composito di Cortés funziona proprio perché rinuncia a comprimere tutto in un fotogramma e affianca le due letture.
Il secondo tema è la colorazione. EarthSky ricordava alla vigilia che il rosso comincia a rendersi percepibile fra il 90% e il 95% di copertura, con soglia molto dipendente dalla trasparenza del cielo locale, e che la presenza di aerosol – incendi, polveri – può spostare il risultato sia verso tinte più sature sia verso un’eclissi complessivamente più cupa. Nelle immagini della raccolta la variabilità cromatica fra siti diversi è evidente e vale la pena tenerne conto quando si confrontano i propri scatti con quelli altrui: non tutta la differenza è calibrazione.
Per chi in Italia ha lavorato a bassa altezza, infine, la galleria offre un termine di paragone realistico su quanto si possa recuperare da riprese ad alta massa d’aria, fra estinzione atmosferica, dispersione cromatica differenziale e seeing degradato.
La finestra ora si chiude per un pezzo. Come segnala Sky & Telescope, dopo questa parziale profonda comincia un lungo periodo di magra: la prossima eclissi lunare totale arriverà il 31 dicembre 2028 per l’Alaska e il Canada occidentale, e il 26 giugno 2029 per il resto delle Americhe. Chi vuole rivedere questa configurazione dovrà aspettare il ritorno del Saros 138, il 7 settembre 2044 – quando la serie produrrà la sua prima eclissi totale.
Fonti
EarthSky – Best eclipse photos! Nearly total lunar August 27-28
EarthSky – Deep partial lunar eclipse overnight
NASA GSFC – Eclipses During 2026 (canone Espenak/Meeus)
NASA Scientific Visualization Studio – August 27-28, 2026 Deep Partial Lunar Eclipse
Sky & Telescope – Prepare for the Lunar Eclipse on August 27-28, 2026
