Tempesta geomagnetica G3 del 10 ottobre: sei ore di aurora, dalle webcam alpine al sud dell’Inghilterra
Una CME particolarmente densa, forse il risultato di due espulsioni fuse lungo il tragitto, ha innescato sabato una tempesta geomagnetica di classe G3. Il G4 ipotizzato nelle prime ore non è arrivato e la tempesta si è già esaurita, ma l’evento ci lascia indicazioni concrete su come e quando cercare l’aurora dall’Italia.
Cosa è successo
Sabato 10 ottobre 2026 alle 15:16 UTC, le 17:16 ora italiana, una espulsione di massa coronale ha colpito la magnetosfera terrestre. Secondo Spaceweather.com, il sito di previsioni curato da Tony Phillips, l’indice planetario Kp ha toccato un massimo di 7, valore che corrisponde alla classe G3 (Strong) della scala NOAA, articolata da G1 a G5. Nelle prime ore MeteoWeb riportava la possibilità di un’ulteriore intensificazione fino a G4, qualora le tendenze in atto fossero proseguite: uno scenario che non si è concretizzato. Già in serata Spaceweather.com segnalava una tempesta in calo, e il giorno successivo ha precisato che la fase G3 è durata quasi sei ore, spegnendosi mentre scendeva la notte sul Nord America.
La particolarità dell’evento sta nella densità. Spaceweather.com ipotizza una cosiddetta cannibal CME: due espulsioni partite a breve distanza nei giorni precedenti, con la più veloce che raggiunge e ingloba la più lenta. All’arrivo la densità del plasma attorno alla Terra è salita di circa dieci volte, superando i 100 protoni per centimetro cubo, mentre in tarda serata il vento solare viaggiava ancora a quasi 690 km/s.
Dove si è vista l’aurora
L’effetto è stato immediato sull’Europa, dove era già sera. Spaceweather.com documenta aurore dal Circolo Polare Artico fino al sud dell’Inghilterra, con immagini riprese nel Norfolk a 52 gradi di latitudine nord; a Levi, in Lapponia, i colori erano visibili a occhio nudo, comprese rare sfumature blu. MeteoWeb ha raccolto immagini da Svezia, Scozia e Inghilterra.
In Italia il fenomeno è stato registrato dalle webcam del Plateau Rosa, al confine con la Svizzera, e di Plan de Corones, in Alto Adige, come riporta MeteoWeb. Nelle fonti consultate non risultano invece avvistamenti a occhio nudo né riprese dalla pianura. È un dettaglio rilevante: a queste latitudini l’aurora si presenta di norma come un bagliore basso sull’orizzonte nord, e non è un caso che a coglierlo siano state camere fisse in alta quota, con orizzonte libero e lontane dalle luci artificiali.
Cosa ci insegna per le prossime occasioni
Il primo elemento è il tempismo. L’impatto è avvenuto nel pomeriggio europeo e, per quanto possiamo dedurre dagli orari pubblicati, la fase più intensa si è sovrapposta solo in parte alle ore di buio sull’Italia. Lo stesso andamento spiega perché il Nord Europa abbia goduto dello spettacolo migliore, mentre negli Stati Uniti, secondo Spaceweather.com, se ne è vista solo un’eco debole. Con le CME l’orario d’arrivo conta quanto l’intensità, e l’incertezza delle previsioni è di diverse ore.
Il secondo riguarda la tecnica di ripresa. Alle medie latitudini, ed è una nostra valutazione, prevale spesso la componente rossa dell’ossigeno a 630 nm, emessa a quote elevate e quindi visibile da più lontano, mentre l’occhio a bassa luminosità percepisce poco il colore. Un sensore digitale su treppiede la registra molto meglio: grandangolare luminoso puntato a nord, ISO medio-alti, pose di pochi secondi per non impastare le strutture, scatto in RAW e bilanciamento del bianco da rifinire in post-produzione. La Luna nuova del 10 ottobre, sottolineata anche dal fotografo del Norfolk citato da Spaceweather.com, ha eliminato l’altro grande nemico della ripresa.
Il terzo è il monitoraggio. L’indice Kp da solo non basta: conta l’orientamento della componente Bz del campo magnetico interplanetario, che favorisce l’aurora quando punta verso sud. In tarda serata Spaceweather.com riportava una Bz orientata a nord, condizione che, secondo una nostra lettura, è coerente con l’affievolirsi della tempesta nelle ore successive.
Sul fronte degli sviluppi, il Sole resta attivo. La regione AR4549, con una configurazione magnetica beta-gamma-delta, ha prodotto il 10 ottobre un flare di classe M6.4, probabilmente associato a una nuova CME di cui Spaceweather.com attendeva ancora la misura della componente diretta verso la Terra, e accanto è comparsa la grande regione AR4551. Le probabilità NOAA riportate dallo stesso sito indicano circa il 65% per i flare di classe M e fra il 10 e il 15% per quelli di classe X. Nessuno prevede al momento una nuova tempesta forte, ma conviene tenere attive le allerte e il treppiede a portata di mano.
Fonti
Spaceweather.com – Geomagnetic storm in progress (10 ottobre 2026)
Spaceweather.com – Was that a cannibal CME? (11 ottobre 2026)
MeteoWeb – Forte tempesta geomagnetica in corso: l’aurora regala spettacolo anche in Italia
