Cile, dal 19 ottobre la norma contro l’inquinamento luminoso vale per tutte le nuove installazioni del Paese
Con il 19 ottobre 2026 si chiude la fase transitoria della Nueva Norma Lumínica cilena: ogni nuova sorgente di illuminazione esterna, dal deserto di Atacama alla Terra del Fuoco, deve rispettare limiti su emissione verso l’alto, quota di luce blu e orari di spegnimento. Per gli impianti già esistenti attorno agli osservatori, però, la scadenza resta il 2029, e intanto il governo ha aperto un procedimento di revisione.
Cosa cambia dal 19 ottobre
Il Paese che ospita alcuni dei siti osservativi più bui e produttivi del pianeta porta a regime la propria regolamentazione nazionale sull’illuminazione esterna. Come riporta Sky & Telescope in un articolo del 16 ottobre firmato da Jan Hattenbach, la norma – formalmente il Decreto Supremo N°1/2022 del Ministerio del Medio Ambiente (MMA) – sostituisce un decreto precedente che copriva solo le regioni attorno ai grandi osservatori e ora si estende a tutto il territorio, una fascia di circa 4.300 km.
Sulla “piena entrata in vigore” i documenti ufficiali permettono di essere più precisi. Il decreto è stato pubblicato il 18 ottobre 2023 ed è vigente dal 19 ottobre 2024: da quella data le nuove sorgenti nelle Aree di Protezione Speciale devono già essere conformi e vale il vincolo orario di spegnimento, come indica la presentazione tecnica del MMA. Secondo la risoluzione pubblicata sul Diario Oficial il 20 agosto 2026, il 19 ottobre 2026 è il termine per le nuove sorgenti nel resto del Paese e il limite massimo per gli impianti esistenti nelle aree di tutela della biodiversità. Gli impianti esistenti nelle Aree Astronomiche hanno invece tempo fino al 19 ottobre 2029, mentre fuori dalle aree speciali le sorgenti esistenti vanno adeguate solo al momento della sostituzione.
Secondo il MMA, le Aree Astronomiche comprendono 29 dei 33 comuni delle regioni di Antofagasta, Atacama e Coquimbo, cioè il territorio dei grandi osservatori cileni.
Dettagli tecnici: direzione, spettro, orari
Sky & Telescope sintetizza l’impianto della norma in tre leve. La prima è la direzione: il flusso emesso sopra l’orizzontale è limitato per l’illuminazione pedonale, stradale e industriale, con vincoli analoghi per quella sportiva, ricreativa e ornamentale. Questi limiti erano già nella norma precedente, ma ora valgono su un’area molto più ampia.
La seconda leva è lo spettro, ed è la più significativa dal nostro punto di vista. Secondo la pagina ufficiale del MMA, la quota ammessa di luce blu nello spettro emesso scende dal 15% al 7% su tutto il territorio nazionale e all’1% nelle Aree di Protezione Speciale, che comprendono le Aree Astronomiche, le aree protette e le zone di riproduzione di specie minacciate dalla luce artificiale. La motivazione fisica è nota: lo scattering di Rayleigh cresce con l’inverso della quarta potenza della lunghezza d’onda, per cui – nostra stima – la luce a 450 nm viene diffusa circa due volte e mezzo più di quella a 570 nm. Limitare il blu significa colpire la componente che più contribuisce alla brillanza del fondo cielo, proprio mentre la conversione a LED bianchi ne aumentava la presenza.
La terza leva è l’orario: la presentazione del MMA prevede lo spegnimento dell’illuminazione ornamentale e pubblicitaria tra le 00:00 e le 07:00. Sul piano dei controlli, il MMA precisa che gli apparecchi devono essere certificati prima dell’installazione da laboratori autorizzati dall’autorità per l’elettricità e i combustibili (SEC), mentre la vigilanza spetta alla Superintendencia del Medio Ambiente.
Perché conta per noi astrofotografi
Il quadro scientifico di riferimento è lo studio di Falchi e colleghi pubblicato su MNRAS, firmato tra gli altri da ricercatori dell’ISTIL di Thiene, dell’Università di La Serena, dell’OPCC e del NOIRLab. Su dati satellitari VIIRS del 2021, gli autori trovano che 18 dei 28 principali osservatori del mondo superano già la soglia del 10% di brillanza artificiale a 30° sull’orizzonte, mentre la maggior parte dei siti cileni resta ancora al di sotto. Lo stesso lavoro mostra quanto pesi una singola infrastruttura: le luci della Ruta 5 entro 40 km contribuiscono per oltre metà della brillanza artificiale allo zenit nel sito del Giant Magellan Telescope, con risultati simili per i Magellan e per La Silla.
Lo studio include anche alcune strutture per astrofili con telescopi a noleggio, come El Sauce ed El Pangue. Chi riprende in remoto dal Cile ha quindi un interesse diretto nella norma. Una nostra inferenza tecnica: la transizione verso LED a basso contenuto di blu, tipicamente ambrati, sposta l’inquinamento residuo verso il giallo-arancio con uno spettro continuo, più difficile da tagliare con i filtri anti-inquinamento a banda larga rispetto alle vecchie lampade al sodio, mentre per le riprese in banda stretta l’impatto dovrebbe restare contenuto.
Restano due incognite. Sky & Telescope ricorda che l’OPCC aveva indicato la scarsa applicazione come il limite principale della norma del 2012, e la direttrice Gabriela López Contreras teme che la revisione in corso possa aprire a un abbassamento delle tutele. Il comunicato del MMA del 20 agosto conferma che, su richiesta delle associazioni dei comuni, è aperta la revisione del decreto con osservazioni accettate fino al 22 ottobre, affiancata da una consultazione sulla proroga dei termini per la sola illuminazione municipale, chiusa il 2 ottobre. Nel frattempo, sottolinea il ministero, la norma resta pienamente in vigore. Gli effetti reali sulla brillanza del cielo richiederanno anni di misure.
Fonti
Sky & Telescope – Chile’s Light-Pollution Standard Takes Full Effect (16 ottobre 2026)
Ministerio del Medio Ambiente (Cile) – Norma lumínica, D.S. N°1/2022
