Orionidi 2026: picco tra il 21 e il 23 ottobre, con la Luna gibbosa che lascia libere solo le ore prima dell’alba
Lo sciame legato alla cometa di Halley raggiunge il massimo nella seconda metà di ottobre con uno ZHR di circa 20. Quest’anno la Luna crescente resta sopra l’orizzonte fino al cuore della notte: per noi astrofotografi la finestra di cielo buio si riduce a poche ore, da pianificare con precisione.
Date e numeri del picco
Le Orionidi tornano come ogni autunno, e il 2026 non è un anno facile. Star Walk, in un articolo pubblicato il 2 ottobre, colloca il massimo nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, con un tasso di circa 20 meteore orarie in condizioni ideali. La NASA indica la stessa notte e un periodo di attività compreso fra il 2 ottobre e il 7 novembre.
La lista 2026 dell’American Meteor Society, costruita sui dati dell’International Meteor Organization e di Masahiro Koseki, sposta invece il massimo al 23 ottobre, a longitudine solare 209,5°, e prolunga l’attività fino al 12 novembre. La divergenza è meno grave di quanto sembri: la stessa Star Walk ricorda che l’attività delle Orionidi si distribuisce su più notti e in alcuni anni mostra diversi picchi minori. Per la pianificazione, quindi, conviene considerare utili tutte le notti fra il 20 e il 23 ottobre.
Sui parametri fisici le fonti concordano. L’AMS riporta uno ZHR di 20, un radiante a AR 6h25m, Dec +15,8°, poco a nord di Betelgeuse, e una velocità di ingresso di 65,5 km/s, valore che la NASA arrotonda a circa 66 km/s. Va ricordato che lo ZHR presuppone il radiante allo zenit e una magnitudine limite di +6,5: la NASA stima infatti in 10-20 meteore orarie il tasso realistico sotto un cielo buio. Dalle nostre latitudini, intorno ai 44° nord, il radiante non supera i 61° circa di altezza, per cui i conteggi reali saranno inferiori al valore teorico anche senza Luna: è un nostro calcolo geometrico, non un dato delle fonti.
Il problema della Luna
Il vero ostacolo di quest’anno è la Luna. Star Walk segnala che al picco sarà gibbosa crescente e illuminerà il cielo per buona parte della notte, e consiglia di attendere le ore che precedono l’alba, dopo il tramonto lunare. La tabella AMS indica un’età lunare di 12 giorni alla data del massimo, e la stessa associazione avverte che gli sciami con la Luna fra i 12 e i 22 giorni risultano disturbati e difficili da osservare.
Per quantificare la finestra abbiamo calcolato le effemeridi per Bologna, in ora legale (in vigore fino al 25 ottobre). Nella notte fra il 20 e il 21 la Luna tramonta verso le 02:00 con il 72% circa del disco illuminato; fra il 21 e il 22 verso le 03:10, all’81%; fra il 22 e il 23 verso le 04:20, all’89%. L’inizio del crepuscolo astronomico cade ogni mattina intorno alle 06:00. Ne risultano circa quattro ore di cielo buio il 21 mattina, meno di tre il 22 e poco più di un’ora e mezza il 23. Alle 05:00 il radiante si trova già a circa 60° di altezza, quindi nella posizione più favorevole proprio quando la Luna è scesa. Paradossalmente, la notte che precede il massimo nominale potrebbe offrire il miglior compromesso fra tasso orario e durata del buio.
Come riprenderle nonostante la Luna
Le indicazioni che seguono sono nostre valutazioni pratiche, non contenute nelle fonti citate. Per le meteore resta valida la configurazione classica: fotocamera fissa su treppiede, obiettivo grandangolare fra 14 e 24 mm alla massima apertura utile, ISO fra 1600 e 3200 e pose da 15-25 secondi in sequenza continua con intervallometro, riducendo al minimo la pausa fra uno scatto e l’altro. Il formato RAW è indispensabile per recuperare le scie più deboli in fase di elaborazione.
L’inquadratura va scelta con criterio. Star Walk suggerisce di cercare le meteore fra 45° e 90° dal radiante, dove le scie appaiono più lunghe: puntare in quella fascia, con Orione al bordo del campo, aumenta la probabilità di catturare tracce ben sviluppate. A 66 km/s le Orionidi attraversano il campo in una frazione di secondo, e a parità di luminosità lasciano sul sensore meno segnale di uno sciame lento: è un motivo in più per non chiudere il diaframma. La NASA ricorda inoltre che queste meteore possono lasciare scie persistenti per secondi o minuti, e talvolta bolidi brillanti; chi dispone di una camera sensibile può affiancare alla sequenza fotografica una ripresa video per documentare l’evoluzione delle scie.
Prima del tramonto lunare si può comunque lavorare, rinunciando alle meteore più deboli. Star Walk osserva che un edificio, un albero o una collina schermano la luce diretta della Luna, ma non quella diffusa nel cielo. Nella nostra esperienza conviene inquadrare la porzione di cielo opposta alla Luna, accorciare le pose per contenere il fondo e tenere un paraluce ben montato. Sul piano pratico, nelle lunghe sessioni autunnali una fascia anticondensa sull’obiettivo e batterie di ricambio fanno la differenza.
In elaborazione, la tecnica più efficace resta il composito: si selezionano i fotogrammi con meteore, si allineano sul cielo e si sovrappongono a un fondo pulito, mantenendo la geometria del radiante. Se il meteo dovesse tradire nelle notti centrali, Star Walk consiglia di riprovare nelle mattine vicine, perché lo sciame resta attivo per giorni e può regalare bolidi anche lontano dal massimo.
Fonti
Star Walk (Vito Technology) – Orionidi a ottobre 2026: dove e come osservare il picco
