Un astrofotografo olandese completa tutti i 110 oggetti Messier con 352 ore di integrazione
Cornelis van Zuilen ha riunito l’intero catalogo Messier in un’unica tavola, ripreso in circa un anno e mezzo tra il balcone di casa a Heiloo e un campo poco distante. Un rifrattore da 103 mm, un piccolo Redcat, camere ZWO e soprattutto una pianificazione meticolosa.
Il progetto
Il catalogo Messier al completo, fotografato da un singolo amatore con un’attrezzatura che molti di noi hanno già in casa. È la notizia rilanciata l’11 ottobre da Space.com, che presenta il lavoro dell’olandese Cornelis van Zuilen: 352 ore e 13 minuti di integrazione complessiva per riprendere tutte le 110 galassie, ammassi stellari e nebulose della lista. L’autore aveva già descritto il progetto in un’intervista pubblicata il 1° ottobre da DIY Photography, che usiamo come riferimento per i dettagli tecnici perché riporta direttamente le sue parole.
Una precisazione: diverse testate parlano di “mosaico”, ma non si tratta di più pannelli cuciti per coprire un campo esteso. Si tratta di un collage di 110 immagini indipendenti, ognuna con la propria acquisizione e la propria elaborazione, impaginate in una sola composizione. Come spiegato a Space.com, alcune immagini occupano più spazio delle altre semplicemente perché sono le preferite dell’autore, ciascuna legata a un ricordo personale.
Van Zuilen ha 29 anni, lavora come progettista nel settore delle opere civili e, secondo DIY Photography, ha acquistato il primo telescopio nel 2021. Uno dei suoi primi soggetti Messier sono state le Pleiadi nel 2024, quando aveva appena comprato la prima camera raffreddata. La decisione di affrontare il catalogo completo risale a circa un anno e mezzo fa, ispirata da un amico impegnato nella stessa impresa e dai lavori di Gary Imm, astrofotografo che su AstroBin ha completato numerosi cataloghi.
Dettagli tecnici
Secondo Space.com, gli strumenti sono un Askar 103APO e un William Optics Redcat 51 MK2.5, abbinati a camere e filtri ZWO di cui le fonti non indicano i modelli, con elaborazione in PixInsight e Photoshop. Nell’intervista l’autore aggiunge che l’Askar lavorava a 560 mm grazie al riduttore 0,8x, e indica proprio la fascia 500-700 mm come la più adatta a un progetto di questo tipo: abbastanza corta da contenere gli oggetti estesi, abbastanza lunga da restituire dettaglio sui soggetti piccoli. La montatura è stata per gran parte del lavoro una EQ6-R Pro da circa 30 kg, affiancata verso la fine da una ZWO AM3N da circa 3,9 kg.
Sui tempi di posa la scelta è pragmatica: di norma 300 secondi in banda stretta e 180 in banda larga, valori che secondo van Zuilen mantengono gestibile l’inquinamento luminoso nei singoli frame. Le eccezioni sono istruttive. M42 è stata trattata come immagine HDR, con pose da 10 secondi dedicate al nucleo e al Trapezio. M6 e M7, così bassi da non permettere la guida perché il campo inquadrava cime di alberi e una fattoria, sono stati ripresi con pose da 10 secondi per mantenere le stelle rotonde, ritagliando gli ostacoli da ogni frame prima dello stacking.
Un calcolo nostro: 352 ore divise per 110 oggetti danno in media poco più di tre ore a soggetto. È un valore indicativo: la distribuzione reale non è pubblicata ed è con ogni probabilità molto disomogenea fra un ammasso aperto luminoso e una nebulosa in banda stretta.
Il vincolo principale, racconta l’autore, non è stato il buio ma l’orizzonte. Molti Messier stanno bassi a sud e dal balcone una fila di alberi chiude proprio quella direzione. La soluzione è stata un campo semi-buio nelle vicinanze, con circa 4 km di vista libera verso sud ma con un porto all’orizzonte e un inquinamento luminoso variabile da una notte all’altra. Molte di quelle sessioni si sono chiuse con qualche ora di sonno in auto prima di rientrare all’alba. Vivere in appartamento, osserva, ha anche un vantaggio: il telescopio sul balcone sta più in alto dei lampioni e non ne riceve la luce diretta.
Impatto per gli astrofotografi
Il primo dato che ci interessa è l’attrezzatura: rifrattori Askar e William Optics, montature EQ6-R e camere ZWO sono tra le configurazioni più diffuse anche in Italia. Riteniamo, ed è una nostra valutazione, che le condizioni di partenza di van Zuilen, cielo suburbano dei Paesi Bassi e meteo atlantico, non siano più favorevoli di quelle di chi riprende dalla Pianura Padana o dalle periferie delle nostre città.
Anzi, la latitudine gioca a nostro favore. Heiloo si trova a circa 52,6° nord e, secondo un nostro calcolo, M7 culmina da lì a meno di 3° sull’orizzonte, mentre da Bologna supera i 10° e dal Centro-Sud sale ancora. Gli oggetti di Sagittario e Scorpione, che per lui sono stati il collo di bottiglia del progetto, per noi restano impegnativi ma decisamente più accessibili.
Utili anche i consigli pratici che l’autore rivolge a chi volesse tentare lo stesso percorso: un planisfero fisico che riporti i Messier, giudicato più immediato delle app per pianificare le notti; un binocolo da usare durante le acquisizioni, per confrontare l’aspetto visuale degli oggetti con quello delle immagini integrate; una dotazione da campeggio sempre pronta in auto per le sessioni sul campo.
Il sito di van Zuilen ospita già una galleria dedicata al catalogo Caldwell. Per noi il messaggio operativo è chiaro: un progetto a lungo termine organizzato per stagioni, con un unico rifrattore e un piano di acquisizione ben fatto, può dare una struttura precisa a ogni notte serena dei prossimi due anni.
Fonti
