L’Osservatorio Calapai registra il terremoto profondo del Tirreno durante il transito di TOI-1181 b
Su Coelum Astronomia Giovanni Calapai racconta come la sessione fotometrica della notte fra l’1 e il 2 giugno 2026 abbia catturato le vibrazioni del sisma Mw 6.1 al largo della Calabria: un caso concreto di come un setup amatoriale fisso possa trasformarsi, suo malgrado, in un sensore sismico.
Cosa è successo
Il 31 ottobre Coelum Astronomia ha pubblicato un articolo firmato da Giovanni Calapai, osservatore del Calapai Astronomical Observatory di Massa San Giorgio, vicino a Messina. Secondo quanto riporta l’autore, durante l’osservazione del transito dell’esopianeta TOI-1181 b la strumentazione ha registrato le vibrazioni del terremoto di magnitudo 6,1 avvenuto nel Mar Tirreno, e l’analisi delle immagini e dei dati strumentali ha permesso di riconoscere il passaggio delle onde sismiche e di ricostruire la risposta meccanica della montatura. È bene precisare la natura della fonte: si tratta del resoconto diretto dell’osservatore su una rivista di settore, non di uno studio sottoposto a revisione, e il testo integrale è riservato agli utenti registrati del sito di Coelum.
L’evento sismico è documentato in dettaglio dall’INGV: magnitudo Mw 6.1 (ML 6.2), tempo origine alle 22:12:34 UTC dell’1 giugno 2026, cioè le 00:12 italiane del 2 giugno, epicentro in mare a circa 20 km dalla costa calabra nord-occidentale nei pressi di Amantea e ipocentro a circa 250 km di profondità, rivisto a 259 km nella localizzazione del Bollettino Sismico Italiano. Nella mappa mensile della sismicità l’Istituto lo indica come il terremoto più forte avvenuto in Italia dopo quello del 30 ottobre 2016, avvertito dal Lazio alla Sicilia con oltre 12 mila questionari raccolti.
La sessione compare anche nell’Exoplanet Transit Database (ETD) della Società Astronomica Ceca: acquisizione dalle 21:35 alle 02:56 UTC con un Celestron C14 e riduttore 0,7x, camera Atik 314L+, filtro Baader IR-pass 685 nm e pose da 90 secondi in leggera sfocatura. L’orario della scossa cade quindi pienamente dentro la serie. Le note pubblicate su ETD non menzionano il sisma, e il transito risulta comunque determinato, con una profondità di circa 0,0069 magnitudini e indice di qualità 4. TOI-1181 b è un gioviano caldo confermato nel 2022, in orbita attorno a una stella di magnitudine 10,5 nel Dragone, come riporta il NASA Exoplanet Archive.
Perché un sisma profondo arriva fino al telescopio
L’INGV spiega che i terremoti profondi del Tirreno meridionale sono legati alla subduzione della litosfera ionica sotto l’arco calabro. Con ipocentri di questo tipo lo scuotimento in superficie è distribuito su aree molto ampie e percepito con frequenze più basse rispetto ai terremoti crostali appenninici. C’è poi un dettaglio che interessa chiunque lavori con dati a cadenza fissa: alla stazione di Gizzeria, a circa 38 km dall’epicentro, l’Istituto ha misurato circa 25 secondi fra l’arrivo delle onde P e quello delle onde S, contro i 5 secondi circa attesi per un sisma superficiale alla stessa distanza.
Da qui in poi entriamo nel campo delle nostre inferenze, che non compaiono nelle fonti consultate. Massa San Giorgio dista poco più di un centinaio di chilometri dall’epicentro, per cui la distanza ipocentrale supera i 270 km: è ragionevole attendersi un intervallo P-S dello stesso ordine di Gizzeria o di poco superiore, e una fase di scuotimento principale paragonabile alla durata di una singola posa da 90 secondi. In pratica l’evento dovrebbe essersi impresso su pochi frame consecutivi, sotto forma di stelle allungate o sdoppiate e di flusso disperso fuori dalle aperture fotometriche. Incrociando gli orari pubblicati su ETD, inoltre, la scossa sembra cadere una decina di minuti prima dell’ingresso stimato del transito, cioè nel tratto di baseline: questo aiuterebbe a capire perché la curva di luce sia rimasta utilizzabile.
Impatto per gli astrofotografi
Il caso Calapai ricorda che un setup fisso a lunga focale è, di fatto, un accelerometro involontario. Con un C14 ridotto a circa 2700 mm di focale anche rotazioni minime della montatura si traducono in spostamenti apprezzabili sul sensore, e il fenomeno riguarda tanto la fotometria quanto il deep-sky. Per chi osserva transiti la lezione pratica sta nel registro di sessione: quando un gruppo di frame mostra dispersione anomala in una notte altrimenti stabile, conviene confrontare i timestamp con i cataloghi sismici dell’INGV prima di attribuire l’outlier al seeing, alla guida o al vento.
Per chi integra immagini deep-sky il discorso è analogo. Un singolo frame con stelle sdoppiate verrebbe comunque scartato dalla rejection statistica in fase di integrazione, ma conoscerne la causa evita di rimettere in discussione bilanciamento, flessioni o parametri di guida. Vale soprattutto per chi osserva dall’Italia meridionale, dove la sismicità profonda del Tirreno è frequente, anche se raramente di questa intensità.
Resta da capire quanto l’analisi pubblicata da Calapai si spinga sul piano quantitativo, per esempio nel confronto fra le immagini e i tempi di arrivo registrati dalla rete INGV. Se la risposta della montatura è davvero ricostruibile frame per frame, osservatori con timestamp accurati potrebbero diventare una piccola fonte di dati complementari, utile almeno a caratterizzare la stabilità meccanica dei propri strumenti.
Fonti
INGVterremoti – Evento sismico Mw 6.1 al largo della Costa Calabra nord occidentale, 2 giugno 2026
INGVterremoti – Evento sismico del 2 giugno 2026 e i terremoti profondi nel mar Tirreno
INGVterremoti – Le mappe mensili della sismicità, giugno 2026
Exoplanet Transit Database – Osservazione TOI-1181 b, G. Calapai, 1-2 giugno 2026
