Astronomy Photographer of the Year 2026: l’italiano Stefano Pellegrini vince la categoria Skyscapes
Uno star trail tra i baobab del Botswana, nato come ripresa di riserva, ha conquistato la categoria dedicata al paesaggio notturno del concorso del Royal Observatory Greenwich. Nella shortlist della stessa categoria figurano anche altri astrofotografi italiani, tra cui il marchigiano Andrea Curzi.
Cosa è successo
Il 17 settembre il Royal Observatory Greenwich ha annunciato, con una cerimonia online, i vincitori della diciottesima edizione dello ZWO Astronomy Photographer of the Year, il concorso internazionale di riferimento per l’astrofotografia. Secondo BBC Sky at Night Magazine, quest’anno le immagini in gara erano quasi 4.000, inviate da 66 Paesi. Nella categoria Skyscapes, quella che riguarda più da vicino chi fotografa il cielo con il paesaggio in primo piano, il primo posto è andato a Stefano Pellegrini con “Botswana Star Trail”. Il comunicato ufficiale di Greenwich, ripreso nei giorni successivi da testate come IFLScience, colloca al secondo posto il neozelandese Tom Rae con “Cosmic Canyon” e assegna la menzione highly commended al portoghese João Yordanov Serralheiro con “I Hear the Stars”.
Il titolo assoluto è andato al kuwaitiano Ali Alobaidly con “The Quiet Predator”, un ritratto della nebulosa oscura LDN 1235, la Nebulosa Squalo, che ha vinto anche la categoria Stars and Nebulae. Come riporta il Royal Observatory Greenwich, l’immagine somma oltre 28 ore di esposizione. Per Pellegrini il primo posto di categoria vale 1.500 sterline, contro le 10.000 del vincitore assoluto. Le immagini premiate sono esposte al National Maritime Museum di Londra dal 18 settembre.
Come è nato “Botswana Star Trail”
Nel testo pubblicato da Greenwich, Pellegrini spiega che uno star trail era tra gli obiettivi del viaggio in Botswana e che l’occasione giusta si è presentata a Nxai Pan, parco nazionale nel nord-est del Paese punteggiato di grandi baobab. La ripresa risale al 24 agosto 2025. La scelta compositiva è netta: fotocamera appoggiata quasi a terra e puntata verso l’alto, in modo che l’intreccio dei rami si stagli contro il cielo. La sessione è durata 4 ore, per un totale di 340 fotogrammi poi uniti in un’unica immagine; nello stesso racconto l’autore cita anche un intervento su esposizione e saturazione in fase di elaborazione.
Il dettaglio più utile per noi astrofotografi arriva dall’intervista rilasciata a Geopop. Pellegrini racconta che lo star trail non era il soggetto principale della notte ma una sorta di piano B: nei suoi viaggi porta due fotocamere con due cavalletti per i soggetti principali, come l’arco della Via Lattea, più un terzo corpo macchina, non full frame, che lascia in posa tutta la notte in un punto scelto per ottenere uno star trail di riserva. Secondo Geopop ogni esposizione era di 30 secondi, con impostazioni riprese da quelle usate sulle Dolomiti e non ottimizzate per un cielo africano molto più buio. Dallo stesso viaggio viene anche “Botswana Baobabs by Night”, inserita nella selezione 2026 del Milky Way Photographer of the Year di Capture the Atlas, come riporta EarthSky.
Aggiungiamo una nostra lettura tecnica, non contenuta nelle fonti. A Nxai Pan, intorno ai 20 gradi di latitudine sud, il polo celeste sud resta basso sull’orizzonte: inquadrando una zona di cielo vicina allo zenit, lontana dal polo, le stelle descrivono archi ampi e poco incurvati anziché cerchi concentrici, ed è proprio l’aspetto delle scie nell’immagine premiata. Anche i colori delle scie sono coerenti con le diverse temperature delle stelle, che un cielo privo di inquinamento luminoso e una saturazione spinta in post-produzione rendono molto più evidenti di quanto avvenga sotto i nostri cieli.
Gli altri italiani in shortlist
Pellegrini non è l’unico italiano arrivato nelle fasi finali di Skyscapes. Nella shortlist della categoria pubblicata da Greenwich compaiono anche Andrea Curzi con “The Eruption of Silence” e Matteo Strassera, fotografo di paesaggio nato a Roma secondo il suo profilo su Astrography, con “Path Towards the Stars”. Entrambi non rientrano tra le immagini premiate, ma la selezione in shortlist è già un risultato di rilievo in un concorso di questo livello.
Lo scatto di Curzi, raccontato dal Resto del Carlino, mostra la Via Lattea che sembra eruttare dal Monte Vettore, con le nebulose rossastre sopra la sagoma scura della montagna a evocare un vulcano. Il fotografo, 41 anni, di Porto San Giorgio, ha lavorato per tre-quattro ore dal rifugio di Forca di Presta, sui Monti Sibillini, dopo mesi di preparazione per cogliere l’allineamento tra montagna e Via Lattea, possibile solo in un periodo e in una fascia oraria precisi. Ha usato una fotocamera modificata per registrare meglio le emissioni dell’idrogeno: è ragionevole pensare, ma è una nostra inferenza, che si tratti della consueta sostituzione o rimozione del filtro IR-cut originale per aumentare la sensibilità alla riga H-alpha a 656 nm, la stessa che dà il colore rosso alle nebulose a emissione. Per Curzi è la seconda volta tra i finalisti a Greenwich, dopo il 2024 con uno scatto realizzato a Tenerife.
Secondo il Resto del Carlino la mostra al National Maritime Museum resterà aperta fino al 2 agosto 2027, quindi c’è tempo per vedere dal vivo le stampe durante una trasferta londinese. Sul piano pratico, la vittoria di Pellegrini ricorda che un secondo corpo macchina lasciato a lavorare in autonomia su una composizione semplice può rendere quanto il soggetto principale della notte: un’abitudine poco costosa da adottare nelle prossime uscite sotto cieli bui.
Fonti
Royal Observatory Greenwich – Comunicato vincitori ZWO Astronomy Photographer of the Year 18
Royal Observatory Greenwich – Galleria Skyscapes 2026 e shortlist
Royal Observatory Greenwich – The Quiet Predator di Ali Alobaidly
BBC Sky at Night Magazine – Shortlist ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026
IFLScience – Vincitori Astronomy Photographer of the Year 2026
Geopop – Stefano Pellegrini vince la categoria Skyscapes
EarthSky – Milky Way Photographer of the Year 2026
Il Resto del Carlino – Dai Sibillini a Greenwich, la foto dell’anno
