ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026: vince la Nebulosa Squalo di Ali Alobaidly, 28 ore e mezza di integrazione con due rifrattori in parallelo
Il Royal Observatory Greenwich ha annunciato i vincitori della 18ª edizione del concorso. Il titolo assoluto va a un’immagine LRGB di LDN 1235 ripresa dal deserto del Kuwait in sole due notti. Il merito è anche di una strategia di acquisizione che vale la pena analizzare.
Il 17 settembre il Royal Observatory Greenwich ha proclamato, durante una cerimonia online, i vincitori dello ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026, la 18ª edizione del concorso che dal 2025 porta il nome del suo title sponsor. Il titolo assoluto e il premio da 10.000 sterline vanno al kuwaitiano Ali Alobaidly con The Quiet Predator, ritratto della Nebulosa Squalo (LDN 1235) in Cefeo, che si aggiudica anche la categoria Stars and Nebulae. Per noi astrofotografi deep-sky la notizia interessa soprattutto per il metodo. Si tratta di un bersaglio a larga banda debolissimo, portato a oltre 28 ore di integrazione in due notti grazie a due strumenti gemelli che lavoravano affiancati.
I vincitori dell’edizione 2026
Come riepiloga PetaPixel, il concorso comprende otto categorie principali, la sezione Young e due premi speciali. Secondo la pagina ufficiale di Royal Museums Greenwich, la categoria Galaxies va a 智鹏 严 e Xinran Li con NGC 4753: A Symphony of Dust Lanes in Virgo. Il giudice Joe DePasquale colloca la galassia a 60 milioni di anni luce e ne sottolinea le bande di polvere che attraversano il nucleo. Lo Skyscapes parla italiano: vince Stefano Pellegrini con Botswana Star Trail, e la giuria attribuisce parte della resa delle tracce stellari al cielo privo di inquinamento luminoso del sito africano.
Nelle altre categorie, Aurorae va a Radoslav Sviretsov con The Crown. Planets, Comets and Asteroids va a Tom Williams con Saturnian Equinox, che secondo il comunicato ripreso dall’Arab Times documenta l’attraversamento del piano degli anelli di Saturno nel 2025. Our Sun va a Miguel Claro con Active Region 4122, Our Moon a Petr Horálek con Venusian Pearl on the Moon e People and Space a Max Inwood. Il premio Best Newcomer va a Haocheng Zhu con un’immagine di M1, l’Annie Maunder Open Category a Paweł Paweł e la sezione Young al quindicenne greco Nikolaos Strimpoulis con Mineral Moon. Le immagini sono esposte dal 18 settembre al National Maritime Museum di Greenwich.
Come è nata The Quiet Predator
La didascalia ufficiale, riportata integralmente dall’Arab Times, indica un rifrattore Askar 140 APO con riduttore 0,8x (784 mm a f/5.6), una montatura Sky-Watcher EQ8-R e una camera monocromatica ZWO ASI2600MM Pro a Gain 100. Le pose sono da 300 secondi in LRGB, per un totale di 28 ore e 30 minuti, riprese nel Governatorato di Jahra il 21 e 22 agosto 2025.
La storia pubblicata da Royal Museums Greenwich aggiunge però un dettaglio che la didascalia non riporta. Alobaidly ha usato due Askar 140 APO identici, ciascuno con la propria ASI2600MM Pro, su montature separate e in funzione in parallelo. La seconda montatura non viene specificata. Il sito è il deserto di Al Salmy, nel Kuwait occidentale, che l’autore stima intorno a Bortle 4,5. Anche la scelta del bersaglio è stata pratica: dal Kuwait la Nebulosa Squalo è circumpolare e in quelle notti è rimasta alta per tutta la finestra di buio. La palette è un LRGB a colori naturali, pensato per restituire le polveri brune e la riflessione blu.
Un’avvertenza sui numeri. La didascalia riporta anche la ripartizione per filtro: 168 pose L, 60 R, 60 G e 48 B, tutte da 300 secondi. Questi valori però sommano 28 ore esatte, non le 28 ore e 30 minuti dichiarate sia nella didascalia sia da RMG. Non abbiamo trovato una ripartizione coerente pubblicata e non sappiamo se i parziali si riferiscano a uno solo dei due strumenti. Per questo usiamo solo il totale.
Cosa ci insegna per le nostre sessioni
I giudici hanno premiato caratteristiche molto concrete. La RMG riporta il commento di Steve Marsh: stelle rotonde fino ai bordi del campo, nessuna alta luce bruciata, dettaglio leggibile anche nelle zone scure e alcune galassie di fondo risolte attraverso la polvere. A nostro giudizio sono criteri che su un campo di questa estensione dipendono dal lavoro ottico-meccanico (spianamento, backfocus, tilt) prima ancora che dall’elaborazione.
La vera lezione riguarda il tempo-strumento. Con due ottiche gemelle si raddoppia il segnale raccolto per notte. Se lo si divide in parti uguali, cosa che stimiamo noi e che la fonte non dichiara, si arriva a circa 14 ore per strumento, cioè circa 7 per notte: valori plausibili per la notte astronomica di fine agosto a quelle latitudini. Usare configurazioni identiche significa anche, secondo la nostra lettura, avere la stessa scala di campionamento e poter integrare i frame dei due rig in un unico stack senza ricampionamenti tra focali diverse.
Resta infine la scelta del broadband su una nebulosa oscura, la cui struttura è fatta di polvere che assorbe e riflette. Il ragionamento è nostro: qui i filtri a banda stretta non avrebbero aiutato, e conta solo la profondità del segnale continuo. Il Gain 100 sulla ASI2600MM Pro coincide con la soglia di attivazione della modalità a basso rumore di lettura del sensore, una scelta diffusa per pose lunghe da cielo scuro. Anche questo è un nostro commento tecnico, non un’indicazione dell’autore.
Per chi passa da Londra, la mostra al National Maritime Museum raccoglie 100 fotografie su pannelli retroilluminati. Sarà interessante vedere se Alobaidly pubblicherà sul proprio sito la ripartizione completa delle pose per ciascuno dei due strumenti: sarebbe un caso di studio prezioso sulla gestione di un’acquisizione a doppio rig.
Fonti
Royal Museums Greenwich – ZWO Astronomy Photographer of the Year 2026 winners
Royal Museums Greenwich – Photographing a deep-space shark from the Kuwait desert
Royal Museums Greenwich – Stars and Nebulae 2026
Arab Times – Kuwaiti photographer makes history with ‘Quiet Predator’
BBC Sky at Night Magazine – Astronomy Photographer of the Year 2026: the winning images
PetaPixel – The 31 Out-of-this-World Winners of Astronomy Photographer of the Year
Live Science – A space shark, ‘royal’ auroras and a ‘Venusian pearl’
