Studio NASA su Nature: la luce notturna in Europa sta calando, ma il nostro cielo non migliora
L’analisi di 1,16 milioni di immagini satellitari notturne pubblicata su Nature l’8 aprile 2026 dal team Black Marble smonta l’idea di una crescita lineare e uniforme dell’inquinamento luminoso. In Europa la radianza misurata dal satellite è in calo netto, con Francia a meno 33 per cento. Chi però pianifica sessioni deep-sky sa che i cieli non stanno tornando indietro, e la ragione di questa apparente contraddizione è tecnica, sta nella banda spettrale del sensore.
Cosa dice lo studio
Il lavoro, firmato da Tianning Li e collaboratori con capofila la University of Connecticut insieme a NASA, Cornell, Yale e istituti tedeschi, applica ai dati notturni un metodo di rilevamento dei cambiamenti nato per l’analisi della copertura del suolo. Il materiale sono 1,16 milioni di immagini giornaliere del prodotto NASA Black Marble, raccolte dai sensori VIIRS a bordo di Suomi-NPP, NOAA-20 e NOAA-21 fra il 2014 e il 2022, da 60 gradi sud a 70 gradi nord, su un’area di circa 15,16 milioni di chilometri quadrati.
La radianza globale è cresciuta del 34 per cento in termini lordi, ma un 18 per cento di attenuazione ha eroso quasi metà di quel guadagno, per un saldo netto attorno al 16 per cento. Il punto che gli autori sottolineano è la volatilità: aree contigue si muovono in direzioni opposte nello stesso periodo. La luce notturna aumenta dove si costruisce e si elettrifica ex novo, in particolare in Cina e nell’India settentrionale, mentre cala dove intervengono efficienza energetica, crisi economiche o scelte politiche.
Per noi il dato interessante è quello europeo, e va nella direzione che pochi si aspettano. Gli autori registrano riduzioni consistenti in Francia, con un meno 33 per cento che include Parigi, nel Regno Unito con meno 22 per cento e nei Paesi Bassi con meno 21 per cento, attribuite alla transizione LED e alle misure di risparmio energetico. Il crollo più visibile è quello del 2022, in coincidenza con la crisi energetica europea seguita all’invasione dell’Ucraina: monumenti spenti prima, vetrine ridotte, livelli di illuminazione stradale abbassati. La granularità giornaliera permette di datare questi eventi al giorno esatto, cosa impossibile con i compositi annuali a cui siamo abituati. Lo studio non pubblica una ripartizione per singola regione italiana, quindi qualsiasi percentuale nazionale circolata in questi mesi va trattata con cautela.
Perché il satellite non vede quello che vede il nostro sensore
Qui sta il nodo tecnico. Il canale Day-Night Band di VIIRS misura dal verde al vicino infrarosso ed è sostanzialmente cieco sotto i 500 nanometri. È esattamente la regione dove i LED bianchi freddi che hanno sostituito le vecchie lampade al sodio emettono il loro picco. Un comune che rimpiazza sodio alta pressione con LED 4000 K può quindi far scendere la radianza vista dall’orbita mentre immette nell’atmosfera più luce blu di prima. E il blu, per la dipendenza dalla quarta potenza inversa della lunghezza d’onda dello scattering Rayleigh, viene diffuso molto più efficacemente: contribuisce alla brillanza del fondo cielo in misura sproporzionata rispetto al suo peso nel bilancio radiometrico misurato dal satellite.
A questo si aggiunge una differenza di geometria. VIIRS misura il flusso che sale verso l’alto dal suolo, non la brillanza del cielo che si legge da terra puntando lo zenit. Sono due grandezze legate ma non equivalenti, e la seconda è quella che determina il nostro rapporto segnale-rumore.
La conferma quantitativa era già arrivata dai dati da terra. Kyba e collaboratori, su Science nel 2023, hanno convertito le stime di magnitudine limite a occhio nudo di oltre 51.000 partecipanti a Globe at Night fra 2011 e 2022, ricavando un aumento medio globale della brillanza del cielo del 9,6 per cento annuo, contro il 2 per cento circa stimato dai satelliti nello stesso periodo. Con un tasso del genere, un luogo con 250 stelle visibili scende sotto le 100 in diciotto anni. Gli autori stessi osservano che l’insensibilità al blu dei sensori orbitali è tra le spiegazioni più probabili del divario.
Impatto per gli astrofotografi
La prima conseguenza pratica è metodologica: le mappe basate su compositi VIIRS, che quasi tutti noi usiamo per scegliere un sito, sono uno strumento eccellente per la geografia relativa del buio ma un indicatore debole del trend temporale. Un sito che sulla mappa appare stabile o migliorato negli ultimi anni può essere peggiorato in banda visibile. La verifica va fatta con misure SQM sul posto, ripetute nel tempo, non fidandosi dell’aggiornamento della mappa.
La seconda riguarda la strategia di filtraggio. Uno skyglow che si sposta verso il blu con spettro continuo, invece delle righe discrete del sodio, rende progressivamente meno efficaci i vecchi filtri anti light pollution a banda larga, mentre premia i dual-band e i narrowband stretti sulle emissioni nebulari. È una tendenza che sui target a emissione stiamo già sfruttando; sulle galassie e sulle nebulose a riflessione, dove il broadband resta obbligato, il margine si assottiglia e l’unica risposta è integrazione più lunga e cieli migliori.
La terza è che il quadro non è a senso unico. Se la crisi energetica del 2022 ha prodotto un calo misurabile dall’orbita in poche settimane, l’inquinamento luminoso si conferma l’unica forma di inquinamento reversibile quasi istantaneamente. Il regolamento attuativo atteso in Lombardia, con limiti sui ledwall pubblicitari e sulla luce intrusiva, è il tipo di intervento che i prossimi rilasci Black Marble potrebbero rendere visibile in tempi brevi. Il dataset è ora disponibile anche in versione beta su Zenodo, ma sul medio periodo a dirci se un sito osservativo regge saranno le nostre letture SQM.
Fonti
NASA, NASA Night-light Imagery Tracks US Energy Transition, Global Volatility (13 aprile 2026)
NASA Earth Observatory, Picturing Earth in a New Light
NOIRLab, Stars Disappear Before Our Eyes, Citizen Scientists Report
CieloBuio, dossier eco.bergamo Cercasi il buio (giugno 2026)
