SN2026aaiv in NGC 7331: cinque set di pose fusi in HDR per una supernova di tipo Ia
Una supernova annunciata l’1 settembre 2026 e ancora in salita verso il massimo mi ha portato nelle campagne a est di Ferrara alla prima serata utile. Ne è uscita una ripresa costruita su cinque set di pose diversi per tempo e per gain e combinati in HDR: una scelta dettata dalla dinamica del campo e dal tetto di 30 secondi imposto dall’autoguida.
| Soggetto | SN2026aaiv in NGC 7331 (Pegaso) |
| Data | Notte fra il 12 e il 13 settembre 2026 |
| Sito e qualità del cielo | Campagne immediatamente a est di Ferrara. SQM 19,50 mag/arcsec², fondo cielo 1,71 mcd/m² di cui 1.540 µcd/m² artificiali (rapporto artificiale/naturale 8,99), classe Bortle 5 |
| Telescopio | Celestron C9.25 a focale piena, 2335 mm |
| Montatura | SkyWatcher AZ-EQ6 |
| Camera | ZWO ASI294MC Pro (Sony IMX294CJK) |
| Filtri | SVBONY UV/IR Cut |
| Guida | Rifrattore SkyWatcher 500 mm di focale + ZWO ASI120MM Mini, PHD2 2.6.14 |
| Temperatura Camera | -10°C |
| Pose | 50 × 2 s a gain 120; 50 × 5 s a gain 120; 217 × 15 s a gain 240; 101 × 30 s a gain 120; 110 × 30 s a gain 240 |
| Integrazione totale | 9.935 s (2h 45m 35s) |
| Calibrazione | Flat, dark e bias per ogni combinazione di tempo e gain, script OSC_Preprocessing di Siril |
| Elaborazione | Siril 1.4.4, GraXpert 3.1.0 RC, PixInsight (StarAlignment, HDRComposition, CopyCoordinates) |
Perché questo soggetto
SN2026aaiv è stata scoperta l’1 settembre 2026 alle 11:23 UT dal sistema robotico ATLAS, su NGC 7331, in Pegaso, ad AR 22h 37m 05,6s e Dec +34° 24′ 35″. Alla scoperta era a magnitudine 17,3; il 5 settembre le stime pubblicate la davano fra 13,8 e 14,4. Le conferme spettroscopiche del 4 settembre l’hanno classificata di tipo Ia, ancora ad almeno dieci giorni dal massimo.
È questo che rende un transiente diverso da qualunque altro soggetto: non si rimanda. Una nebulosa la si insegue per tre mesi un’ora alla volta, una supernova no. La notte fra il 12 e il 13 settembre è stata la prima serata di tempo buono dopo la segnalazione, e l’ho usata così com’era. Che la galassia ospite sia arcinota aiuta: le immagini d’archivio di NGC 7331 permettono di verificare che il puntino sul braccio di spirale ci sia davvero, e non sia una regione H II o un residuo.
La configurazione e le sue ragioni
Ho lavorato con il C9.25 a focale piena, 2335 mm, senza riduttore. Il riduttore avrebbe accorciato i tempi e allargato il campo, ma il soggetto vero non era il disco di NGC 7331: era una sorgente puntiforme immersa in una zona densa di nodi e strutture, e serviva scala. A 2335 mm con i pixel da 4,63 µm dell’IMX294 il campionamento resta intorno a 0,41 arcosecondi per pixel su un campo di circa 28′ × 19′: abbondante per una galassia di una decina di primi, e abbastanza fine da separare la supernova da ciò che le sta intorno.
Sul filtro vale la pena fermarsi, perché la domanda ricorrente è perché non un multi-banda tipo l’SVBONY SV240, altrove ottima soluzione da cielo suburbano. La risposta sta nella natura del segnale. Un multi-bandpass lascia passare solo strette finestre sulle righe di emissione di idrogeno e ossigeno ionizzati e scarta il resto: è la scelta giusta quando il soggetto è quelle righe, cioè su una nebulosa a emissione. Qui invece sia la popolazione stellare del disco sia la supernova emettono in continuo su tutto il visibile, e lo spettro di una Ia è continuo con larghe bande di assorbimento. Un multi-banda avrebbe buttato via la quasi totalità dei fotoni utili, allungando i tempi senza guadagnare contrasto.
C’è poi la calibrazione del colore: la Spectrophotometric Color Calibration confronta i colori misurati con i cataloghi fotometrici e funziona solo se la risposta del sistema è a banda larga e regolare, mentre con un multi-banda ne sarebbe uscito un falso colore ingestibile. Anche i filtri anti-inquinamento luminoso rendono qui meno di quanto promettano, perché con l’illuminazione a LED il fondo cielo non è più concentrato su poche righe da tagliare. L’UV/IR Cut, al contrario, fa un lavoro preciso e poco invasivo: taglia la coda infrarossa alla quale l’IMX294 è ancora sensibile e sulla quale la matrice di Bayer non discrimina, evitando stelle gonfie e lasciando al sistema la risposta che flat e calibrazione del colore si aspettano.
La ripresa
Meteo buono ma molta umidità, la condizione tipica delle campagne ferraresi a settembre. Il cielo, con l’SQM di 19,50 rilevato per la postazione tramite Light Pollution Map, è un Bortle 5 onesto: scomodo per le parti deboli di una galassia, adeguato per una sorgente puntiforme vicina al massimo. La lastra correttrice di uno Schmidt-Cassegrain è la prima superficie a raccogliere rugiada, e la fascia anticondensa è rimasta accesa tutta la sessione.
Il problema vero è arrivato all’apertura della camera: la polvere si è depositata sulla finestrella del sensore. Un granello lì sopra è vicinissimo al piano focale e proietta un’ombra piccola e dai bordi netti, molto più difficile da compensare del donut morbido che nasce da una polvere sul correttore. I flat l’hanno rimossa, ma a fatica.
L’autoguida ha dato problemi per tutta la serata. Fra i 2335 mm di ripresa e i 500 mm del rifrattore di guida il rapporto è di circa 1:4,7, e non c’è margine: quello che la guida non vede si scarica per intero sulle stelle. Invece di inseguire la causa al buio ho messo un tetto di 30 secondi alla posa singola, accettando molti più frame a parità di integrazione.
Da lì è nata la struttura della sessione, gestita con N.I.N.A. 3.2. Cinque set, con due gain diversi:
- 50 × 2 s e 50 × 5 s a gain 120, per tenere nucleo e stelle più brillanti lontani dalla saturazione
- 217 × 15 s a gain 240, il corpo principale dei dati
- 101 × 30 s a gain 120 e 110 × 30 s a gain 240, al limite concesso dalla guida
I due valori di gain non sono casuali: sull’ASI294MC Pro la modalità HCG si attiva a gain 120 o superiore, e da lì il rumore di lettura scende sotto i 2 elettroni senza perdita di dinamica. 120 è il punto più basso conveniente, 240 spinge sulla stessa leva dove la posa è breve e il rumore di lettura pesa di più. Totale, 9.935 secondi.
L’elaborazione
Calibrazione, un set alla volta
Ho seguito il mio schema abituale per le riprese HDR, saltando la ricomposizione finale del mosaico: qui il campo era un pannello solo. Ogni combinazione di tempo e gain è stata trattata come una sessione a sé, con light, flat, dark e bias nelle rispettive cartelle e script OSC_Preprocessing in Siril 1.4.4. È il passaggio che doveva salvare i dati dalla polvere, e per questo i master flat vanno tenuti allineati a ogni set invece di riciclarne uno solo.
Su ciascuna ho poi lanciato lo script AberrationRemover.py, rimosso il gradiente con GraXpert 3.1.0 RC in Background Extraction e fatto plate solve e Spectrophotometric Color Calibration in Siril. Il gradiente va tolto prima della fusione HDR: cinque stack con fondi cielo diversi si combinano male, perché la composizione ragiona sui livelli.
La fusione HDR in PixInsight
In PixInsight ho allineato i cinque stack con StarAlignment, riferimento su un’immagine non satura, e li ho combinati con HDRComposition. Qui c’è un’avvertenza che il mio schema, scritto per set che differiscono solo nel tempo di posa, non copriva: HDRComposition va alimentato per livello di segnale crescente, e con gain diversi quell’ordine non è quello dei tempi. Il gain ZWO è in passi da 0,1 dB, quindi fra 120 e 240 ci sono 12 dB, un fattore quattro: un 15 s a gain 240 sta a un livello doppio di un 30 s a gain 120, e va messo dopo, non prima.
HDRComposition non conserva la soluzione astrometrica: ho riportato le coordinate sull’immagine fusa con CopyCoordinates, da uno dei FITS già risolti in Siril e con l’opzione Simple Copy. Il salvataggio in FITS va fatto deselezionando la thumbnail.
Ritorno in Siril e verifica della sorgente
Rientrato in Siril ho ricontrollato il plate solve dell’immagine HDR, dato una passata leggera sul gradiente residuo e solo allora sono passato allo stretch.

L’identificazione della supernova è arrivata alla fine, per confronto con le mappe di campo delle survey: la sorgente sta su un braccio di spirale, in posizione coerente con le coordinate diffuse dal Transient Name Server e assente nelle immagini d’archivio della galassia.

Limiti e cosa rifarei
Il limite più evidente è la polvere sulla finestrella: i flat hanno fatto il loro lavoro, ma un’ombra così vicina al piano focale lascia sempre qualcosa dietro di sé. La prossima volta la finestrella la pulisco prima di montare.
Il secondo è l’autoguida, che non ho risolto ma aggirato: il tetto di 30 secondi ha richiesto 528 frame per meno di tre ore, con tutto il rumore di lettura che ne consegue. Rileggere con calma i log di PHD2 vale più di qualunque accorgimento in elaborazione.
Terzo, mescolare due gain ha una logica, ma complica la fusione HDR e obbliga a ragionare sui livelli invece che sui tempi. Rifacendola terrei un solo gain, lasciando costruire la scala HDR al tempo di posa: meno elegante, molto più difficile da sbagliare alle tre di notte.
Resta infine una cosa che l’immagine non dice: la magnitudine della supernova al momento della ripresa non l’ho misurata. I valori citati sopra vengono dalle segnalazioni pubblicate nei giorni precedenti, non da una mia fotometria differenziale su stelle di confronto. Con 528 pose calibrate il dato si potrebbe ricavare, ed è il vero lavoro rimasto su questo set.
Questa scheda fa parte della galleria delle immagini e processo di lavorazione.
