SN2026aaiv: una nana bianca che esplode nella “gemella” della Via Lattea, vista da Ferrara
Il 13 settembre 2026, da un cielo cittadino di Bortle 5, ho puntato il telescopio verso una piccola galassia a spirale della costellazione di Pegaso. Non è stata una serata come le altre: da qualche parte, tra i bracci di NGC 7331, una stella non c’era piu’ – o meglio, non nella forma in cui esisteva fino a poche settimane prima. Al suo posto, una supernova.
Chi si affaccia per la prima volta all’astrofotografia spesso immagina le supernove come eventi rarissimi, quasi leggendari. In realta’ ogni notte, da qualche parte nell’universo osservabile, esplodono decine di stelle: la loro luce impiega milioni di anni per raggiungerci, e le survey automatiche ne scovano a getto continuo. Cio’ che resta raro, e prezioso, e’ la possibilita’ di documentarne una con la propria strumentazione, da casa, mentre e’ ancora in fase di crescita. E’ esattamente quello che e’ successo con SN2026aaiv.
1. Una nuova stella nella costellazione di Pegaso
SN2026aaiv e’ stata scoperta il 1° settembre 2026, alle 11:23 UT, dal sistema robotico ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System), il network di telescopi dell’Institute for Astronomy dell’Universita’ delle Hawaii nato per la sorveglianza degli asteroidi pericolosi e diventato, negli anni, anche uno dei piu’ prolifici “cacciatori” automatici di supernove. Alla scoperta la nuova sorgente si presentava debolissima, appena magnitudine 17,3, in un punto di cielo che coincideva con la galassia NGC 7331, nella costellazione di Pegaso.
Le coordinate riportate dal Transient Name Server, il registro internazionale di riferimento per gli oggetti transienti, la collocano a ascensione retta 22h 37m 05,6s e declinazione +34° 24′ 35″, con un redshift di appena 0,003 (corrispondente a una velocita’ di recessione di circa 900 km/s) – un valore coerente con l’appartenenza della sorgente alla galassia ospite, che si trova infatti a “soli” 43-45 milioni di anni luce da noi, praticamente nel nostro cortile cosmico.
1.1 La cronologia della conferma
Una scoperta automatica non diventa immediatamente una supernova “certificata”: serve una classificazione spettroscopica, che scompone la luce dell’oggetto nelle sue componenti e la confronta con le “firme” note delle diverse tipologie di esplosioni stellari. Per SN2026aaiv il primo spettro e’ stato raccolto la sera del 2 settembre 2026 da Claudio Balcon, osservatore italiano attivo presso l’Osservatorio A.O. ISSP di Belluno, che tramite gli strumenti di confronto automatico GELATO e SNID-SAGE ha indicato una probabile natura di tipo Ia.
La conferma definitiva e’ arrivata il 4 settembre, da due gruppi indipendenti: il team di Jozsef Vinko dell’Osservatorio di Konkoly, in Ungheria, e il gruppo Supernova Alliance guidato dal premio Nobel Brian Schmidt. Entrambi hanno identificato nello spettro una marcata riga del silicio ionizzato (Si II a 6355 angstrom), la firma distintiva delle supernove di tipo Ia, stimando che l’esplosione si trovasse ancora “ad almeno dieci giorni dal massimo” di luminosita’. Un dettaglio tutt’altro che secondario per chi, come noi astrofotografi, cerca di capire in quale fase della sua breve e violenta vita stia riprendendo l’oggetto.
1.2 Una luminosita’ in costante aumento
Nei giorni successivi la supernova ha continuato a farsi strada verso il massimo. Le immagini pubblicate sul portale Coelum dall’astrofotografo Francesco D’Argento documentano bene la progressione: alla scoperta, il 1° settembre, l’oggetto era a magnitudine 17,3; nell’immagine del 3 settembre la stima era gia’ salita a circa 15,7; in quella del 5 settembre la magnitudine veniva valutata tra 13,8 e 14,4. Un aumento di oltre tre magnitudini – cioe’ un oggetto diventato una ventina di volte piu’ luminoso – in appena quattro giorni.
Incrociando questi dati con l’indicazione degli spettroscopisti di Konkoly (“almeno dieci giorni dal massimo” al 4 settembre), il picco di luminosita’ di SN2026aaiv dovrebbe collocarsi non prima della meta’ di settembre: la mia sessione di ripresa del 13 settembre cade quindi, con ogni probabilita’, proprio nell’intorno del massimo. Si tratta pero’ di una mia deduzione, ottenuta combinando la nota di classificazione con la durata tipica della fase di salita di una supernova di tipo Ia, e non di un dato riportato esplicitamente da una fonte.
2. NGC 7331, la galassia “gemella” della Via Lattea
Ospitare una supernova non e’ un evento isolato per NGC 7331. Scoperta da William Herschel il 6 settembre 1784, questa spirale non barrata di tipo SA(s)b si trova a circa 43-45 milioni di anni luce da noi, nella parte settentrionale della costellazione di Pegaso, ed e’ probabilmente piu’ nota per un soprannome che per il suo numero di catalogo: viene spesso definita “la gemella della Via Lattea”.
Il paragone, diffuso anche in pubblicazioni divulgative dell’ESA e del telescopio spaziale Hubble, nasce da somiglianze reali: dimensioni, massa complessiva, tasso di formazione stellare e caratteristiche del buco nero supermassiccio centrale sono tutti confrontabili con quelli della nostra galassia. Ma il paragone va usato con cautela, ed e’ qui che la scienza recente ha introdotto una precisazione interessante: NGC 7331 e’ una spirale priva di barra centrale, mentre la Via Lattea – lo sappiamo ormai con certezza dagli studi degli ultimi decenni – e’ una spirale barrata. A complicare ulteriormente il quadro, il bulge centrale di NGC 7331 ruota con un verso opposto rispetto al disco della galassia, un comportamento inconsueto che ne fa un oggetto di studio a se’ stante, non un semplice specchio della nostra casa galattica.
2.1 Una galassia abituata alle esplosioni
Con SN2026aaiv, NGC 7331 arriva ad almeno cinque supernove documentate nella sua storia osservativa moderna: SN 1959D (tipo II-L), SN 2013bu (tipo II), SN 2014C – un caso particolarmente studiato per il suo comportamento spettrale “mutevole” nel corso di circa un anno – e SN 2025rbs, una supernova di tipo Ia scoperta nel luglio 2025 e risultata la piu’ brillante dell’intero anno, situata sul lato opposto della galassia rispetto alla nuova arrivata. Non capita a molte galassie di comparire cosi’ spesso nei database delle survey transienti: un ritmo che ne fa, per chi fotografa il cielo profondo, un bersaglio da tenere costantemente d’occhio.
3. Cosa sta realmente accadendo: la fisica delle supernove di tipo Ia
Per apprezzare fino in fondo cosa si nasconde dietro quel minuscolo puntino luminoso catturato in posa, vale la pena ripercorrere – con un livello di dettaglio maggiore rispetto a quanto fatto finora – la fisica che governa questo tipo di eventi.
3.1 Il meccanismo: due strade per un’unica esplosione
Una supernova di tipo Ia non nasce dal collasso del nucleo di una stella massiccia, come accade invece per la maggior parte delle altre categorie di supernove. Origina invece da un sistema binario in cui almeno una delle due componenti e’ una nana bianca: il residuo compatto e densissimo che resta al termine della vita di una stella simile al Sole, sostenuto contro la propria gravita’ dalla pressione di degenerazione degli elettroni piuttosto che dalle reazioni di fusione nucleare.
Gli astrofisici riconoscono principalmente due scenari evolutivi. Nel primo, detto “a degenerazione singola”, la nana bianca sottrae progressivamente materia a una stella compagna ancora attiva, accrescendo la propria massa nel tempo. Nel secondo, “a doppia degenerazione”, sono due nane bianche a spiraleggiare l’una verso l’altra fino a fondersi. In entrambi i casi, se la massa risultante si avvicina al cosiddetto limite di Chandrasekhar – circa 1,44 masse solari, il tetto teorico oltre il quale la pressione di degenerazione elettronica non basta piu’ a sostenere l’oggetto – si innesca una fusione termonucleare incontrollata che nel giro di pochi secondi disintegra l’intera stella. A differenza delle supernove da collasso del nucleo, qui non rimane alcun oggetto compatto: la nana bianca viene letteralmente cancellata, e la sua materia arricchisce il mezzo interstellare circostante.
Caso pratico: e’ proprio questa firma – l’assenza di idrogeno nello spettro e la presenza della riga del silicio ionizzato a 6355 angstrom, prodotta dagli strati esterni dell’esplosione – che ha permesso ai classificatori di Konkoly e del Supernova Alliance di etichettare SN2026aaiv come tipo Ia gia’ pochi giorni dopo la scoperta, senza dover attendere l’evoluzione completa della curva di luce.
3.2 Perche’ le chiamiamo “candele standard”
La ragione per cui le supernove di tipo Ia occupano un posto cosi’ centrale nella cosmologia moderna e’ che la loro luminosita’ massima, raggiunta tipicamente due o tre settimane dopo l’esplosione, tende a essere straordinariamente uniforme da un evento all’altro – proprio perche’ l’innesco avviene sempre in prossimita’ della stessa soglia di massa critica. Questa regolarita’, ulteriormente raffinata confrontando la luminosita’ di picco con la velocita’ di decadimento della curva di luce, permette agli astronomi di usarle come “candele standard”: conoscendo quanto un oggetto dovrebbe essere intrinsecamente luminoso, la sua luminosita’ apparente diventa un indicatore diretto della distanza. E’ stato proprio lo studio sistematico di supernove di tipo Ia lontane, alla fine degli anni Novanta, a rivelare che l’espansione dell’universo sta accelerando – la scoperta dell’energia oscura che e’ valsa il Nobel per la Fisica del 2011, lo stesso Brian Schmidt che oggi, con il suo Supernova Alliance, ha contribuito a classificare anche SN2026aaiv.
4. La sessione di ripresa da Ferrara
Passiamo ora al versante pratico: come si documenta un evento del genere dal cortile di casa, in un contesto di inquinamento luminoso tutt’altro che trascurabile.
4.1 Strumentazione utilizzata
Il setup impiegato per questa sessione era composto da un Celestron C9.25, accoppiato a una camera ZWO ASI294MC Pro basata sul sensore Sony IMX294CJK, con un filtro Svbony UV/IR Cut a monte del sensore per limitare la contaminazione infrarossa e ultravioletta tipica delle riprese in banda larga a colori. Per il guiding ho utilizzato un piccolo rifrattore Skywatcher da 500 mm di focale abbinato a una camera ZWO ASI 120MM Mini, il tutto montato su una SkyWatcher AZ EQ6. L’acquisizione e’ stata gestita interamente tramite N.I.N.A. 3.2, con PHD2 2.6.14 a occuparsi dell’inseguimento.
Il tempo di integrazione complessivo e’ stato di 9.935 secondi, poco piu’ di 2 ore e 45 minuti di sola posa utile – un valore tutt’altro che enorme per gli standard del deep sky, ma sufficiente a far emergere con chiarezza sia la struttura della galassia ospite sia il debole punto luminoso della supernova sovrapposto ai suoi bracci.
4.2 Il cielo di Ferrara quella notte
Chi fotografa da un centro abitato conosce bene il compromesso costante con l’inquinamento luminoso. Secondo i dati rilevati tramite il sito lightpollutionmap.info per la mia postazione, il cielo della notte del 13 settembre presentava un valore SQM di 19,50 magnitudini per arcosecondo quadrato, una luminosita’ di fondo di 1,71 mcd/m², di cui 1.540 µcd/m² di componente artificiale (un rapporto di 8,99 tra luminosita’ artificiale e naturale) – condizioni che collocano il sito in classe Bortle 5, il classico “cielo suburbano” ne’ particolarmente buio ne’ compromesso come un centro cittadino. E’ un contesto impegnativo per la cattura dei dettagli piu’ deboli di una galassia esterna, ma del tutto adeguato per isolare una sorgente puntiforme come una supernova in fase di massimo, quando la sua magnitudine si aggira su valori ben piu’ accessibili rispetto a quella di scoperta.
4.3 Elaborazione
Il flusso di elaborazione ha seguito lo schema ormai consolidato per questo tipo di riprese: calibrazione, allineamento e stacking in Siril 1.4.4, seguiti da una rimozione del gradiente di fondo cielo con GraXpert 3.1.0 RC per compensare l’inevitabile impronta dell’inquinamento luminoso urbano sul segnale. Solo al termine di questo processo la debole sorgente puntiforme sovrapposta al disco di NGC 7331 e’ emersa con sufficiente contrasto da poter essere identificata con certezza e confrontata con le mappe di riferimento delle survey professionali.
5. Individuare la supernova nell’immagine
Riconoscere una supernova all’interno del proprio fotogramma non e’ sempre immediato, specialmente quando la galassia ospite e’ ricca di regioni H II, ammassi stellari e bracci di polvere che possono confondersi con una sorgente puntiforme debole. Il metodo piu’ affidabile resta il confronto diretto: sovrapporre la propria immagine alle mappe di campo pubblicate dalle survey di riferimento, che indicano con precisione la posizione della sorgente rispetto alle stelle di campo circostanti, e verificare che nel proprio fotogramma compaia un punto luminoso esattamente in quella posizione, assente nelle immagini di archivio della stessa galassia riprese prima dell’esplosione.
Nel mio caso, la sorgente e’ ben visibile in uno dei bracci di spirale della galassia, in una posizione coerente con le coordinate diffuse dal Transient Name Server. Va detto con chiarezza che la stima della sua magnitudine al momento esatto della mia ripresa e’ un’informazione che non ho verificato tramite fotometria differenziale rispetto a stelle di confronto: quanto riportato in questo articolo sulla luminosita’ nei giorni immediatamente precedenti proviene dalle pubblicazioni citate, non da una misura mia diretta.
Conclusione
Ogni volta che punto il telescopio verso una galassia che conosco gia’, c’e’ sempre la possibilita’ – remota, ma reale – di trovarci qualcosa che la sera prima non c’era. E’ probabilmente questo, piu’ di ogni singolo scatto tecnicamente riuscito, il motivo per cui continuiamo a passare notti intere sotto un cielo che raramente ci regala l’oscurita’ perfetta. SN2026aaiv non cambiera’ la nostra comprensione dell’universo: e’ “solo” una delle tante supernove di tipo Ia che le survey professionali scovano ogni mese. Ma per chi l’ha inseguita con la propria strumentazione, da un giardino di citta’, resta la prova tangibile che l’universo non e’ un’istantanea immobile da ammirare: e’ un luogo in costante, drammatico cambiamento, e a volte basta puntare la camera nel posto giusto, nella notte giusta, per diventarne testimoni diretti.
Fonti
Transient Name Server – scheda dell’oggetto SN2026aaiv
Rochester Astronomy – Bright Supernova pages, SN2026aaiv
Wikipedia – Costellazione di Pegaso
ESA/Hubble – “Twins with differences” (NGC 7331)
NASA Science – Type Ia Supernovae
Coelum Photo – F. D’Argento, SN2026aaiv in costante aumento di luminosita’
Coelum Photo – F. D’Argento, una candela cosmica nella gemella della Via Lattea
Coelum Photo – F. D’Argento, particolare della supernova
Accademia delle Stelle – Supernova in NGC 7331, di nuovo!
Gruppo Astrofili Beneventani – La supernova SN2026aaiv nella galassia NGC 7331
