M31: mosaico a due pannelli e HDR a tre tempi di posa
La Galassia di Andromeda ripresa in una sola notte con due pannelli affiancati lungo l’asse maggiore e tre tempi di posa: 5, 15 e 30 secondi. Il tempo intermedio non era nel piano: è nato da una notte di problemi con l’autoguida, risolti solo nelle ultime ore.
| Soggetto | M31, Galassia di Andromeda |
| Data | Notte tra il 3 e il 4 ottobre 2026 |
| Sito e qualità del cielo | Ferrara, Bortle 5-7 |
| Telescopio | Celestron C9.25 con Starizona HyperStar, f/2.2, focale 511 mm |
| Montatura | Sky-Watcher AZ-EQ6, driver GS Server |
| Camera | ZWO ASI294MC Pro |
| Filtri | SVBONY UV/IR Cut |
| Guida | Cannocchiale guida Sky-Watcher da 500 mm, ZWO ASI120MM Mini, PHD2; pose da 15 s non guidate |
| Pose | Mosaico di 2 pannelli; per ciascun pannello 60 × 5 s, 80 × 15 s e 93 × 30 s, tutte a gain 60 |
| Integrazione totale | 2 h 23 min (1 h 11 min 30 s per pannello: 5 min a 5 s, 20 min a 15 s, 46 min 30 s a 30 s) |
| Calibrazione | Bias, dark e flat allo stesso gain; dark per ciascun tempo di posa |
| Elaborazione | Siril (calibrazione e stacking, AberrationRemover, plate solving, SPCC, mosaico), GraXpert (rimozione del gradiente), PixInsight (StarAlignment, HDRComposition, CopyCoordinates) |
Perché questo soggetto
A inizio ottobre M31 è in cielo per tutta la notte e passa quasi allo zenit, e questo la rende il soggetto ideale per una sessione lunga. Il problema è l’estensione. Con la HyperStar un singolo fotogramma copre circa 2,15° × 1,46°, mentre la galassia supera i 3° lungo l’asse maggiore. Volevo M31 intera, con M110 dentro il campo e un po’ di margine, e un pannello solo non bastava.
Il secondo problema è la dinamica. Il nucleo di M31 è molto più luminoso dei bracci esterni: con pose dimensionate per il disco il nucleo satura, con pose corte i bracci si perdono nel rumore. Da qui l’idea di unire mosaico e HDR nella stessa notte.
La configurazione e le sue ragioni
Il C9.25 a f/2.2 con la HyperStar permette di raccogliere molto segnale in poco tempo, cosa decisiva quando l’integrazione va divisa fra due pannelli. Ho affiancato i due pannelli lungo l’asse maggiore della galassia, con una sovrapposizione del 25%. Il risultato è un’immagine molto larga e poco alta, adatta alla forma di M31, con un campo complessivo di circa 3,8° × 1,5°. Disporre i pannelli sul lato corto avrebbe dato molto spazio sopra e sotto la galassia, ma l’avrebbe lasciata tagliata in lunghezza.
Ho usato il filtro SVBONY UV/IR Cut perché M31 è un soggetto a banda larga: la sua luce è soprattutto luce stellare, e un filtro a righe di emissione ne avrebbe catturato solo le regioni HII. Il gain 60 è lo stesso per tutte le pose. A f/2.2 da Ferrara il fondo cielo copre il rumore di lettura in pochi secondi, e il gain basso lascia più dinamica per il nucleo.
I tempi di posa sono tre. Quelli da 30 secondi erano le pose principali del piano. Quelli da 5 secondi servono per le zone più luminose, che a 30 secondi saturano. Quelli da 15 secondi non erano previsti: li ho introdotti durante la notte, come racconto più avanti.
La ripresa
La serata è partita male: sono arrivato sul posto a sole già tramontato, e montare tutto al buio è stato più lento del previsto. Anche la collimazione della HyperStar ha richiesto più tempo del previsto.
Ho gestito la sessione con N.I.N.A., alternando i due pannelli a cicli: ogni ciclo riprende un blocco di pose sul primo pannello e poi lo stesso numero sul secondo. In questo modo i due pannelli condividono altezza, seeing e condizioni del cielo, e il mosaico risulta più omogeneo. Ogni posa da 30 secondi la controllavo appena scattata: se era mossa la scartavo e la facevo rifare. Le pose indicate nella scheda tecnica sono quindi tutte quelle effettivamente usate.
All’inizio della notte la percentuale di pose da scartare era troppo alta. Mentre analizzavo i log di PHD2 per capire il problema, sono passato a pose da 15 secondi senza guida, abbastanza corte da reggere senza correzioni: 80 per pannello, in otto cicli da dieci. Risolta la guida, sono tornato alle pose da 30 secondi.
I problemi di guida e come li ho risolti
I log di PHD2 hanno mostrato più problemi sovrapposti:
- Calibrazione con assi non ortogonali: la prima calibrazione, fatta all’equatore con pose da 5 secondi, si è chiusa con 31° di errore di ortogonalità, probabilmente per il gioco in declinazione e per la deriva accumulata durante una calibrazione durata più di tre minuti. Con quella calibrazione l’RMS totale era di 2,12″, più della scala di ripresa.
- Stella persa per cambiamento di massa: la tolleranza era al 20%, l’esposizione automatica accorciava la posa fino a 1 secondo e la stella guida era satura. In queste condizioni la massa misurata oscillava ben oltre la soglia, e PHD2 dichiarava la stella persa di continuo.
- Camera sbagliata: dopo un cambio di profilo, PHD2 si è collegato alla ASI294MC Pro, la camera di ripresa, invece che alla ASI120MM Mini. Gli avvisi di dark incompatibili erano la spia di questo, non di dark vecchi. Un problema simile era capitato anche in N.I.N.A., che per un certo tempo ha usato la camera guida per il plate solving con ASTAP.
- Binning cambiato nello stesso profilo: passare la camera guida a bin 2 ha cancellato la calibrazione e reso inutilizzabile la libreria di dark, con circa un’ora e venti minuti persi.
La soluzione è stata una combinazione di interventi: selezione esplicita della camera guida, ritorno al bin 1 con una nuova libreria di dark, esposizione fissa (2 secondi in calibrazione, 3 in guida) e controllo sulla massa della stella disattivato, visto che la guida multi-stella su 12 stelle lo rende poco utile. La calibrazione successiva si è chiusa senza perdere la stella. Nell’ultima ora e dieci minuti su M31 l’RMS totale è sceso a 0,82″ su 977 fotogrammi di guida, sotto la metà della scala di ripresa, con 25 dither su 25 andati a buon fine.
L’elaborazione
Con due pannelli e tre tempi di posa le somme da elaborare sono sei. Ho trattato ciascuna in modo indipendente fino all’HDR, poi ho unito le due immagini HDR nel mosaico.
Sei somme separate
Per ogni pannello e ogni tempo di posa ho lanciato lo script OSC_Preprocessing di Siril, con bias, dark e flat dello stesso gain e dark specifici per ciascun tempo. Su ogni somma ho poi applicato lo script AberrationRemover, rimosso il gradiente con GraXpert, e fatto plate solving e calibrazione spettrofotometrica del colore in Siril. In questo modo le sei immagini arrivano alla fusione pulite e con colori coerenti.
L’HDR di ciascun pannello
L’HDR l’ho fatto in PixInsight, un pannello alla volta. Con StarAlignment ho allineato le tre somme su un riferimento non saturo, poi HDRComposition le ha fuse in ordine di tempo crescente, sostituendo le zone sature delle pose lunghe con i dati riscalati di quelle più corte. Le pose da 15 secondi, nate come ripiego, qui hanno trovato un loro ruolo come livello intermedio tra le 5 e le 30. Siccome la fusione non conserva la soluzione astrometrica, l’ho ricopiata con CopyCoordinates in modalità “Simple Copy” da una delle somme risolte in Siril. Ho salvato i risultati in FITS, senza miniatura, per riaprirli in Siril.
Il mosaico
Il mosaico l’ho composto in Siril, partendo dalle due immagini HDR convertite in una sequenza. Il plate solving va fatto sull’intera sequenza, con l’opzione per capovolgere l’immagine se necessario. Senza quell’opzione un pannello può risultare specchiato anche con una soluzione astrometrica riuscita, perché le figure formate dalle stelle sono identiche nell’immagine e nella sua copia speculare. La registrazione usa “Applica la registrazione esistente”, cioè quella astrometrica appena calcolata, con inquadratura “Massimo” per contenere entrambi i pannelli. Lo stacking è una media con reiezione e normalizzazione additiva con scalatura, l’unico metodo che offre le opzioni di fusione del mosaico: la sfumatura sui bordi (feathering) e la normalizzazione sulle sovrapposizioni, che pareggia i fondi dei due pannelli nella fascia comune.
Limiti e cosa rifarei
Il limite principale è l’integrazione. Servivano molte più pose: 93 da 30 secondi per pannello sono poche per i bracci esterni e per le zone più deboli del disco. Fra i problemi di guida e la collimazione della HyperStar, che ha richiesto più del previsto, ho dovuto tagliare sui tempi.
Per le prossime sessioni lunghe, quelle che stanno strette in una notte sola, farò qualche sera prima una breve uscita dedicata alla collimazione, così da arrivare alla notte buona con l’ottica già a posto. E arriverò sul posto prima del tramonto: montare tutto al buio rallenta ogni passaggio, e in una notte come questa ogni mezz’ora persa all’inizio è integrazione in meno alla fine.
