M42: HDR fra pose da 2 e da 15 secondi con il filtro SV240 su camera a colori
La Nebulosa di Orione è stata l’ultimo soggetto di una notte cominciata con M31, negli ultimi quaranta minuti prima del crepuscolo. Due serie di pose, da 2 e da 15 secondi, riprese con il filtro multibanda SVBONY SV240 su una camera a colori e unite con HDRComposition, per tenere insieme il Trapezio e la nebulosità esterna.
| Soggetto | M42, Nebulosa di Orione |
| Data | Notte tra il 3 e il 4 ottobre 2026, dalle 5 circa all’inizio del crepuscolo astronomico |
| Sito e qualità del cielo | Ferrara, Bortle 5-7 |
| Telescopio | Celestron C9.25 con Starizona HyperStar, f/2.2, focale 511 mm |
| Montatura | AZ-EQ6 |
| Camera | ZWO ASI294MC Pro |
| Filtri | SVBONY SV240 |
| Guida | Nessuna, pose non guidate |
| Pose | 144 × 15 s e 50 × 2 s, gain 120, pannello unico |
| Integrazione totale | 37 min 40 s (36 min per le pose da 15 s, 1 min 40 s per quelle da 2 s) |
| Calibrazione | Bias, dark e flat, a gain 120 |
| Elaborazione | Siril (calibrazione e stacking, AberrationRemover, plate solving, SPCC, stiramento), GraXpert (rimozione del gradiente), PixInsight (StarAlignment, HDRComposition, CopyCoordinates) |
Perché questo soggetto
M42 era in programma fin dall’inizio come chiusura della notte, dopo il mosaico di M31. A inizio ottobre la nebulosa sorge tardi e si può riprendere solo nelle ultime ore prima dell’alba, ancora bassa sull’orizzonte. Nella stessa finestra ho fotografato anche Betelgeuse, a cui ho dedicato un articolo a parte.
Il motivo tecnico che rende M42 interessante è la sua dinamica. La regione del Trapezio è tanto luminosa da saturare in pochi secondi, mentre le volute esterne e la vicina M43 richiedono pose più lunghe. Con una sola esposizione bisogna scegliere tra un nucleo bruciato e una nebulosità esterna appena accennata. Era l’occasione giusta per provare la composizione HDR con due serie di pose e, insieme, il filtro SV240 da un cielo cittadino come quello di Ferrara.
La configurazione e le sue ragioni
Il C9.25 con la HyperStar a f/2.2 è la configurazione che uso per gli oggetti estesi: con un campo di circa 2,15° × 1,46° M42, M43 e la Running Man stanno comodamente nello stesso pannello, e la luminosità dell’ottica permette di lavorare con pose molto brevi.
L’SV240 è un filtro multibanda pensato per l’astrofotografia urbana. Secondo le specifiche del produttore isola le righe Hα, OIII e Hβ e trasmette in più una banda nel vicino infrarosso, una regione meno disturbata dall’illuminazione artificiale. Le larghezze di banda sono di circa 24 nm per Hα, 20 nm per OIII e Hβ e 115 nm per la finestra infrarossa, con una trasmissione dichiarata superiore al 90% sulle righe principali. Il produttore lo indica per cieli fino a Bortle 8.
Su una camera a colori il filtro lavora in modo particolare. La riga Hα cade sui pixel rossi della matrice di Bayer, mentre Hβ e OIII cadono soprattutto su quelli verdi e blu. Nel vicino infrarosso, invece, i filtri della matrice sono quasi trasparenti, e la banda a 785-905 nm arriva più o meno allo stesso modo su tutti i pixel. Su una nebulosa a emissione come M42 il segnale utile è dominato dalle righe, quindi i colori restano separati, mentre il contributo infrarosso si somma soprattutto alle stelle. Il produttore consiglia sensori con alta efficienza nel vicino infrarosso, come IMX585 e IMX464: l’IMX294 della mia camera non è tra questi, e la banda infrarossa nel mio caso conta meno.
Ho usato gain 120 perché sulla 294 è il punto in cui entra la modalità HCG, con il rumore di lettura più basso. Con un filtro stretto e pose brevi il fondo cielo raccoglie pochi elettroni, e il rumore di lettura pesa più del solito. Le pose da 2 secondi servono per il Trapezio, quelle da 15 secondi per la nebulosità: abbastanza corte da poter lavorare senza guida, ma sufficienti a far emergere le parti più deboli.
La ripresa
Ho iniziato poco prima delle 5 e l’ultima posa è stata scattata all’inizio del crepuscolo astronomico. Il passaggio dal filtro UV/IR Cut, usato per M31 e Betelgeuse, all’SV240 è stato rapido grazie al cassetto portafiltri della HyperStar, senza smontare la camera. Le sequenze sono state gestite con N.I.N.A..
La guida, che avevo usato per M31, l’ho disattivata: con pose di 2 e 15 secondi la ritenevo superflua. In una quarantina di minuti ho raccolto 144 pose da 15 secondi e 50 da 2 secondi, tutte a gain 120. Per i flat ho usato lo stesso gain dei light: avevo fatto una prima serie a gain 50, ma alla fine ho preferito rifarli a gain 120 per avere una calibrazione coerente.
L’elaborazione
L’elaborazione è divisa tra Siril, GraXpert e PixInsight. Il principio è trattare le due serie come immagini indipendenti fino alla fusione, e unirle solo quando sono entrambe pulite e calibrate nel colore.
Due stacking separati
Ho calibrato e sommato le due serie separatamente con lo script OSC_Preprocessing di Siril, ognuna con i suoi dark. Mettere pose di durata diversa nello stesso stacking avrebbe mescolato i dark e annullato la differenza di dinamica, che è proprio ciò che l’HDR deve sfruttare.
Pulizia di ciascuna somma
Su ognuna delle due somme ho applicato lo script AberrationRemover di Siril e poi rimosso il gradiente con la Background Extraction di GraXpert. Lavorare prima della fusione ha un vantaggio preciso: ogni immagine ha il suo gradiente, e correggerlo dopo l’HDR significherebbe trattare un fondo che è già un miscuglio di due serie diverse.
Plate solving e SPCC
Sempre in Siril ho fatto il plate solving e la calibrazione spettrofotometrica del colore su ciascuna somma, con i profili della ASI294MC Pro e dell’SV240. Con un filtro multibanda il profilo corretto è indispensabile: la SPCC deve sapere che la luce arriva solo da tre finestre strette, altrimenti i fattori di bilanciamento non hanno senso. Calibrare entrambe le somme allo stesso modo fa sì che arrivino alla fusione con colori coerenti.
La fusione in PixInsight
Per l’HDR sono passato a PixInsight, con tre passaggi:
- StarAlignment, usando come riferimento la somma da 2 secondi, non satura, e allineando su di essa quella da 15 secondi.
- HDRComposition, con le immagini ordinate per tempo di posa crescente. Il processo sostituisce le zone sature della somma lunga con i dati di quella corta, riscalati.
- CopyCoordinates, con l’opzione “Simple Copy”, per trasferire all’immagine HDR la soluzione astrometrica di una delle somme risolte in Siril, che la fusione non conserva.
Ho salvato il risultato in FITS, senza miniatura, per poterlo riaprire in Siril, dove ho verificato di nuovo il plate solving.
Colore finale e stiramento
Sull’immagine HDR ho ripetuto la SPCC, per avere un bilanciamento unico sull’immagine fusa, e poi ho fatto lo stiramento con la correzione del punto del nero.
Limiti e cosa rifarei
Il limite principale è l’integrazione: 37 minuti e 40 secondi in tutto, di cui 36 nella serie da 15 secondi, sono pochi per una nebulosa che ha molto da mostrare nelle zone deboli. La prossima volta raccoglierei più pose, per migliorare ulteriormente il rapporto segnale/rumore.
Nella finestra di questa notte non era possibile fare di più: M42 è stata ripresa a fine notte, ancora bassa, fino all’inizio del crepuscolo. Nei mesi invernali la nebulosa è alta già in prima serata, e la stessa tecnica può contare su ore di integrazione invece che su minuti.
