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Inquinamento luminoso, DarkSky rilancia la crescita del 10% annuo: in Europa il dato misurato è 6,5%

Nell’annunciare i vincitori di Capture the Dark 2026, DarkSky International ha indicato di nuovo una crescita mondiale dell’inquinamento luminoso vicina al 10% l’anno. La cifra viene dallo studio Globe at Night pubblicato su Science nel 2023. Per l’Europa il valore misurato è più basso, ma basta comunque a cambiare i conti di chi fotografa il cielo profondo.

Da dove viene il numero

Il 13 agosto DarkSky International ha pubblicato i risultati del suo concorso fotografico 2026, che ha raccolto il numero record di 2.288 immagini da oltre 30 paesi. Nel comunicato l’associazione scrive che l’inquinamento luminoso cresce nel mondo a un ritmo stimato di quasi il 10% annuo. La cifra circola da tre anni, ed è utile riportarla alla sua origine.

La fonte è il lavoro di Christopher Kyba, del GFZ di Potsdam e della Ruhr-Universität Bochum, con colleghi del NOIRLab statunitense, uscito su Science nel gennaio 2023. Il gruppo ha analizzato le stime a occhio nudo raccolte dal progetto Globe at Night tra il 2011 e il 2022. Secondo il comunicato del GFZ sono 51.351 osservazioni, fatte in notti senza nuvole e senza Luna, da 19.262 località: 3.699 in Europa e 9.488 in Nord America. I partecipanti scelgono, fra otto carte stellari, quella che corrisponde a ciò che vedono. Un modello di brillanza del cielo basato su dati satellitari del 2014 converte poi la perdita di stelle visibili in una variazione del fondo cielo.

La media su tutte le località è +9,6% l’anno, ed è questo il “quasi 10%” citato da DarkSky. Il GFZ però scompone il dato: in Europa l’aumento compatibile con le osservazioni è del 6,5% annuo, in Nord America del 10,4%. Il NOIRLab precisa che lo studio si è concentrato su questi due continenti perché solo lì le osservazioni erano sufficienti, nello spazio e nel decennio. Definire “globale” la crescita è quindi un’estensione. Per il resto del mondo i dati sono scarsi, anche se gli autori ritengono probabile una crescita più rapida nei paesi in via di sviluppo.

Perché i satelliti non se ne accorgono

Per noi il punto più interessante è il divario con le misure dallo spazio. Il NOIRLab indica per la brillanza superficiale vista dai satelliti una crescita globale di circa il 2% annuo. Per le località degli osservatori, il GFZ riporta addirittura una lieve diminuzione della radianza artificiale: -0,3% l’anno in Europa e -0,8% in Nord America.

Kyba propone due spiegazioni. La prima è geometrica. I satelliti registrano soprattutto la luce emessa verso l’alto, mentre il bagliore del cielo dipende in gran parte da quella emessa orizzontalmente da insegne, facciate illuminate e finestre. La seconda è spettrale. Gli unici strumenti che mappano di notte l’intera Terra non sono sensibili sotto i 500 nm. I LED bianchi hanno invece il picco di emissione fra 400 e 500 nm, cioè proprio nella parte dello spettro che l’atmosfera diffonde di più. La sostituzione del sodio con i LED può così schiarire il fondo cielo senza lasciare traccia nelle immagini satellitari.

C’è anche chi ritiene il dato prudente. Un’analisi pubblicata dall’American Astronomical Society considera probabile che il +9,6% sottostimi la crescita reale dell’inquinamento luminoso.

Cosa significa per le nostre sessioni

Da qui in avanti le considerazioni sono nostre e non vengono dallo studio, che misura la magnitudine limite a occhio nudo e non il segnale su un sensore. Supponiamo però di applicare il 6,5% europeo al fondo cielo in una ripresa limitata dal rumore del cielo. In quel regime, per mantenere lo stesso rapporto segnale/rumore, l’integrazione deve crescere in proporzione alla brillanza del fondo. Allora in dieci anni servirebbe circa l’88% di tempo in più sullo stesso soggetto, dallo stesso sito, e il fondo raddoppierebbe in circa undici anni. Al ritmo medio del 9,6% il raddoppio arriverebbe in meno di otto.

La seconda ricaduta riguarda la scelta dei siti. Le mappe dell’inquinamento luminoso che consultiamo derivano in larga parte da dati satellitari, e quindi ereditano lo stesso punto cieco nel blu. Un sito giudicato buono qualche anno fa potrebbe oggi essere peggiore di quanto indichi la mappa. Una misura con SQM sul posto resta il riferimento più affidabile.

La terza riguarda i filtri. I LED bianchi emettono uno spettro continuo, quindi i filtri anti-inquinamento a banda larga, pensati per tagliare le righe del sodio e del mercurio, perdono efficacia. I filtri a banda stretta in H-alfa, OIII e SII restano la difesa più solida per le nebulose a emissione. Per galassie e ammassi stellari, che vivono di spettro continuo, conta soprattutto la distanza dalle luci.

Globe at Night è ancora attivo e chiunque può contribuire con una stima a occhio nudo dal proprio sito. Secondo il GFZ, con una partecipazione più ampia si potrebbero ricavare tendenze anche per singoli paesi e città, un dettaglio che oggi per l’Italia manca. Bastano pochi minuti a fine sessione.

Fonti

DarkSky International – DarkSky International announces winners of the 2026 Capture the Dark photography contest (13 agosto 2026)

Kyba C. C. M. et al. – Citizen scientists report global rapid reductions in the visibility of stars from 2011 to 2022, Science (2023)

GFZ Helmholtz-Zentrum für Geoforschung – Visibility of stars in the night sky declines faster than previously thought (19 gennaio 2023)

NSF NOIRLab – Stars Disappear Before Our Eyes, Citizen Scientists Report (19 gennaio 2023)

American Astronomical Society – Rapid Brightening of Night Skies Globally: Recent Results from Citizen Science and Solutions (marzo 2023)

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