La FCC autorizza il primo specchio spaziale di Reflect Orbital: Earendil 1 in orbita entro fine anno
Il 9 luglio 2026 la Federal Communications Commission statunitense ha dato il via libera al lancio di Earendil 1, un satellite che porta in orbita bassa un riflettore di 18 metri di lato progettato per rimandare la luce solare sul lato notturno della Terra. L’approvazione è arrivata nonostante l’opposizione formale della American Astronomical Society e oltre 1.800 commenti depositati, in larga parte contrari. Per chi fotografa il cielo profondo si tratta di un precedente regolatorio che pesa molto più del singolo satellite dimostrativo.
Cosa ha deciso la FCC
L’autorizzazione riguarda un solo veicolo sperimentale, non la costellazione che Reflect Orbital ha in programma. Il satellite verrà lanciato in orbita bassa entro la fine dell’anno e dispiegherà, con una piega di tipo origami, una superficie riflettente in mylar di 18 per 18 metri. La quota operativa prevista è di circa 625 chilometri e la macchia di luce proiettata al suolo dovrebbe avere un diametro attorno ai 5 chilometri, con un’illuminazione che l’azienda paragona a quella della Luna piena.
Il punto giuridicamente interessante, e per noi il più preoccupante, è la motivazione del rigetto delle obiezioni. La AAS aveva avvertito la Commissione del rischio di danni oculari per gli astrofili che osservano con telescopi di apertura ragionevole. La FCC ha risposto che valutazioni di questo tipo esulano dal proprio mandato, che riguarda l’assegnazione dello spettro radio, aggiungendo che un danno concreto è comunque improbabile. Come ha osservato Roohi Dalal, responsabile delle politiche pubbliche della AAS, le attività proposte avranno effetti sull’ambiente terrestre, sulla salute, sull’agricoltura e sulla fauna oltre che sull’astronomia, ma lo spazio non ricade sotto le stesse normative ambientali che valgono a terra. In pratica non esiste, oggi, un’autorità che abbia il compito di dire di no a un progetto del genere per ragioni astronomiche.
Perché non è un altro problema Starlink
Siamo abituati a convivere con le tracce satellitari: le gestiamo con il rejection nell’integrazione, con un numero sufficiente di sub-frame, con algoritmi dedicati. Quel tipo di contaminazione è impulsiva e localizzata, un satellite ordinario riflette luce come effetto collaterale della propria geometria.
Earendil 1 è un oggetto diverso per natura: riflettere luce verso terra è la sua funzione. Nel contesto della fotografia deep-sky questo significa che il problema non è la traccia sul singolo frame, ma il fondo cielo. Tony Tyson, chief scientist del Vera C. Rubin Observatory, ha definito l’idea di illuminare il suolo con specchi orbitali ancora più folle delle costellazioni Starlink. L’ESO ha stimato che il dispiegamento completo del sistema aumenterebbe la brillanza del fondo cielo presso i propri siti cileni di un fattore compreso tra tre e quattro, comprimendo la capacità dei telescopi di rilevare oggetti deboli.
Un fattore tre o quattro sul fondo cielo, tradotto nel nostro linguaggio operativo, vuol dire circa 1,2-1,5 magnitudini per arcosecondo quadrato in meno. Vuol dire spostarsi di due gradini abbondanti sulla scala Bortle senza muoversi di un metro dal proprio sito. Vuol dire che il rapporto segnale-rumore raggiungibile a parità di tempo di integrazione crolla, perché il rumore di shot del fondo cresce con la radice della sua intensità: per recuperare la stessa qualità su una nebulosa debole servirebbero tre o quattro volte le ore. E vuol dire che i siti di montagna scelti proprio per la loro qualità del cielo perderebbero gran parte del vantaggio che li rende sensati.
Le ambizioni della costellazione e i tempi
Il piano industriale dichiarato prevede alcune decine di satelliti nel breve periodo, migliaia entro il 2030 e oltre 50.000 riflettori entro il 2035, con la formula commerciale della “luce solare su richiesta” venduta a municipalità e aziende a tariffa oraria per illuminare strade e cantieri o per far produrre gli impianti fotovoltaici dopo il tramonto. Nessuna di queste fasi successive è stata autorizzata, e ciascuna richiederà un procedimento separato.
Il precedente, però, è stato fissato. La dinamica è quella già vista con le megacostellazioni per telecomunicazioni: un lancio dimostrativo, poi una seconda dimostrazione, poi un servizio commerciale limitato, e quando i regolatori tornano sulla questione hanno davanti un settore consolidato e con capitali importanti. Va aggiunto che Reflect Orbital non ha reso pubbliche specifiche di progetto sufficientemente dettagliate da permettere un’analisi di rischio indipendente, il che rende difficile anche solo quantificare con precisione l’impatto della fase dimostrativa.
Cosa possiamo fare concretamente
Nell’immediato, un singolo satellite dimostrativo non cambierà le nostre sessioni. Ha senso però iniziare a tracciare gli elementi orbitali di Earendil 1 non appena saranno disponibili, per capire quali passaggi possano interessare i nostri siti e con quale geometria, e per documentare eventuali contaminazioni misurabili sui frame. Dati raccolti dagli astrofili, con misure fotometriche del fondo cielo prima e dopo i passaggi, sono esattamente il tipo di evidenza che nei procedimenti sulle megacostellazioni si è rivelata più difficile da liquidare.
Sul piano collettivo, il fatto che l’Italia e l’Europa non abbiano voce in un procedimento FCC non significa che il tema resti fuori dai tavoli internazionali: la questione della protezione del cielo notturno come risorsa condivisa è già all’ordine del giorno presso il COPUOS delle Nazioni Unite, e il caso Reflect Orbital è destinato a diventarne il riferimento. Nel frattempo conviene abituarsi all’idea che la pianificazione delle sessioni possa dover includere, prima o poi, anche una verifica dei passaggi riflettenti programmati.
Fonti
Tom’s Hardware, “FCC approves orbital space mirrors, first test satellites will launch this year”
Dezeen, “US approves launch of giant space mirror to illuminate Earth after dark”, 16 luglio 2026
Space.com, “The FCC just gave Reflect Orbital permission to launch its 1st space mirror to orbit”
