AutoStakkert!: lucky imaging per Luna e pianeti

Con i pianeti il nemico non è il buio ma l’aria. AutoStakkert! analizza migliaia di fotogrammi, misura la qualità di ciascuno e somma soltanto i migliori, recuperando parte della risoluzione che la turbolenza atmosferica sottrae.

Licenza: gratuito · Sistemi: Windows · Fase: elaborazione planetaria · Sito: autostakkert.com

Il principio del lucky imaging

La turbolenza atmosferica non è costante: nel corso di un video di qualche minuto ci sono istanti in cui l’aria si calma e l’immagine si fa nitida, e altri in cui il pianeta appare impastato. Il problema è che quegli istanti durano frazioni di secondo e non si possono prevedere.

La soluzione è statistica: si riprende un video ad altissimo frame rate con SharpCap e si lascia che sia il software a individuare a posteriori i fotogrammi buoni. Tipicamente si somma fra il 10 e il 30 per cento del totale, scartando il resto.

Come lavora

Punti di allineamento

AutoStakkert! non valuta il fotogramma nel suo insieme, ma distribuisce sull’immagine una griglia di punti di allineamento e misura il contrasto locale attorno a ciascuno. È un dettaglio decisivo, perché la turbolenza agisce in modo disomogeneo: una zona del disco planetario può essere nitida mentre un’altra è sfocata nello stesso istante.

Ogni punto viene allineato e sommato indipendentemente, e questo corregge anche le deformazioni locali introdotte dall’aria.

Classifica di qualità

A ogni fotogramma viene assegnato un punteggio, e il grafico risultante mostra come è andata la serata: una curva piatta e alta indica condizioni stabili, una curva molto frastagliata segnala turbolenza forte. È anche il modo per decidere consapevolmente quale percentuale sommare.

Cosa viene dopo

L’immagine somma prodotta da AutoStakkert! appare morbida, ed è normale: contiene il dettaglio ma non lo mostra. Il passaggio successivo è l’elaborazione a wavelet con RegiStax, che esalta le strutture sulle diverse scale spaziali e restituisce l’immagine che ci si aspetta.

È qui che si commette l’errore più comune del planetario: spingere troppo la nitidezza, ottenendo anelli attorno ai bordi e rumore amplificato che somiglia a dettaglio ma non lo è.

Collegamenti

Il flusso completo dell’imaging planetario, dalla ripresa video all’immagine finale, è trattato nel capitolo 12 del libro Astrofotografia Digitale – Dal Sensore all’Immagine.

Questa scheda fa parte della guida ai software per astrofotografia, dove trovi il workflow completo e le altre schede.

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